Opinioni

Il terrore sanguinario e quei condottieri deboli

Maurizio Guandalini

Chi sarà il Manolin dell’Europa? Santiago, Italia-Gran Bretagna-Francia, vita dura, sacrifici e salute precaria. Nel Vecchio e il mare, Ernest Hemingway rema per una chance di rinascita della vita. Con coraggio e tenacia. Che mancano ai nostri condottieri. Deboli e impauriti. Invece di aiutarsi a vicenda per prendere il pesce più grande, fanno a gara a chi prepara meglio il filetto alla Wellington. Senza tenere alcun generale che abbia mai sconfitto un Napoleone a Waterloo. In mezzo, i cittadini. Sballottati, ingannati e manovrati. Mai si è vissuto, nei settant’anni senza guerre, uno sfilacciamento ideale così profondo. Il ritorno del terrore sanguinario è il sintomo della perdita progressiva del controllo della situazione.

E’ stucchevole il confronto tra i cosiddetti esperti del giorno dopo, scivolati in analisi dell’arma da fuoco usata o del genetliaco famigliare. Ha urlato Allah Akbar, poi è scappato su un taxi. A Strasburgo, sede del Parlamento europeo. Mi viene il dubbio che sarebbe propedeutico per questa classe dirigente del pannolone, partire dal gioco euristico. Per sviluppare i sensi non pervenuti. Tatto, vista, olfatto, udito, movimento. E far di conto. Contro una aritmetica sorretta da supporter a fine mandato. I politici che dovrebbero avere le palle di Marlon Brando in Fronte del porto, si nascondono dietro allo psicologo patriota rosso blu, Moscovici, che i numeri li sa solo sforare. Almeno quelli all’Eliseo.
Come si fa a pretendere, in questo caos da luna park? Che bello sarebbe se tanti piccoli Santiago, i leader dei singoli stati, si levassero il complesso edipico verso la Commissione e, con un blitz, preparassero la riscossa. Tac. Scomparirebbero le scuse facili dei treni sostituiti dai bus, delle autostrade che non servono, di quel futuro ridotto a un enorme lisca. Di quel gigantesco marlin divorato dagli squali.

MAURIZIO GUANDALINI

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