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Quella tragedia ci fa sanguinare

Maurizio Baruffaldi

Ho dovuto aspettare qualche giorno. Per far diluire il pensiero di quella madre che ha ceduto alle richiesta della sua pischella, troppo giovane per andare da sola, ha rassicurato gli altri quattro piccoli, si è vestita più giovane possibile, ha calcolato che alle dieci si inizia e a mezzanotte si è a casa, e si è lanciata ad ascoltare la trap in una calca di ormoni in subbuglio. Tutto amore, nient'altro. In quel corpo di madre frantumato da quelli che erano come suoi figli impazziti. Perché di questo si tratta. Di questa donna e degli altri ragazzi uccisi si sanguina. Il resto è doverosa analisi delle colpe organizzative. Il resto sono questi poveretti che giocano con lo spray al peperoncino e spacciano qualche sbobba psicoattiva; nemici anche di se stessi. 
Si deve far capire che chi verrà scoperto a ripetere la minchiata, pagherà carissimo. La responsabilità personale, la conseguenza del proprio gesto è alla base di tutto. Mi ripeterò all'infinito: smettiamola di allearci con i vili che ci mostrano sempre un nemico esterno, un capro espiatorio. Il nemico si coltiva o si vince nelle calde mura della Famiglia e della Scuola. I ragazzi si lanciano. Non ci capiscono molto, ma sentono che devono andare. Certo, questa Sfera rotola nei più ammuffiti luoghi comuni: farsi le tipe, e portati un'amica, e canne su canne... 
Vien da dire: ma perché devo portare mia figlia a sentire queste parole di plastica, magari dannose per una mente apertissima e fragile come quella adolescente? La verità è che questi ragazzi cantano molto meno di quello che sono. Si danno un tono. Che spesso è mono. Ma vietare ebbasta o insultare, ha l'effetto contrario. A quell'età è spesso così: basta la raffica di rime di una ribellione senza scopo; basta una forma colorata di nichilismo, senza conoscere nemmeno la parola, nichilismo. Ma poi passa. Resistiamo. Accompagniamo, vigili. Pure ascoltarselo, 'sto ragazzo dal  look ornamentale, e quel po' di fosforescente. Io mi sforzo. Ascolto musica che riempie i padiglioni delle mie figlie. Dico la mia, senza disprezzare. Dicono la loro, senza arroganza. E ci avviciniamo. L'unico modo per non perdersi.

MAURIZIO BARUFFALDI

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