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Corinaldo, noi e quest'Italia cattiva

Maurizio Guandalini

Ancona, un’altra tragedia che poteva essere evitata. I responsabili pagheranno. Così recitano i liturgici comunicati ufficiali. Lo Stato che denuncia sé stesso. Lo studio del Censis fa degli italiani un popolo incattivito. Perché la sopportazione ha un limite. Vorremmo essere sicuri di mandare i nostri figli a un concerto senza vederli ritornare in una bara. Vorremmo essere sicuri di attraversare un ponte senza che crollasse. Vorremmo essere sicuri di portare i bimbi dentro scuole dove non cade l’intonaco. Il fatto eccezionale ci sta, ma se diventa ordinaria amministrazione c’e qualcosa che non va. Le leggi, i regolamenti, i divieti ci sono. E tutto si sa. Che la discoteca ospitava più gente del dovuto, che i piloni erano usurati e che i muri cedono. Se non si controlla prima delle tragedie, rimane lo sconforto. Quello della sfiducia verso lo Stato. L’imbruttimento del carattere degli italiani risiede qui. Assistere, impotenti, al mai niente che funziona. Tenersi dentro l’incazzatura una, due, tre volte. E scoppiare. 
E’ sullo sfogo che c’è incertezza. E paura. Di quello che può succedere. Dopo. Se l’altro Stato, quello nuovo, non c’è, avanza il contro Stato. In Francia è duello permanente. Vi sono moti da sommossa civile, tanto che viene da chiedersi se siamo in Europa o per le vie di un paese sudamericano. Per noi, l’ultima spiaggia è questo Governo? Gli italiani hanno votato lì e lì è stata una diga, forse, al peggio. Ora che la zona gialloverde sta cedendo, cos’altro dobbiamo inventarci? Non è terrorismo psicologico. Conosco le Marche. Stanno vivendo la sciagura in tono dimesso. Come si confà alla gente di quelle zone. Rurali e laboriose. Con i ragazzi che si ritrovano al bar del paesino e vanno su e giù con l’Ape 50. Se a Corinaldo servono psicologi per le tante crisi d’ansia dei giovani, chi vuoi, domani, si concederà alla spensieratezza di vivere, la propria età, senza angosce. E senza rabbia?

MAURIZIO GUANDALINI

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