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Presi i vigilantes "predoni" dell'Atac

Roma

ROMA Quasi ogni giorno, per circa 10 anni, hanno alleggerito gli incassi delle biglietterie e dei parcometri automatici di Atac, portandosi a casa dai 250 ai 500 euro per ogni giornata di lavoro.

Erano certi di farla franca, perché razziavano le macchinette che non avevano un sistema di rendicontazione efficiente, quelle con la calcolatrice interna contrassegnata da un asterisco. Ieri la Guardia di Finanza ha sottoposto agli arresti domiciliari 11 guardie giurate appartenenti alla Unisecur di San Cesareo, e ha indagato altri due dipendenti in stato di libertà. Le indagini, coordinate dalla pm Laura Condemi, sono partite alcuni mesi fa proprio grazie a una denuncia presentata da un dirigente e da un impiegato della stessa Unisecur (che aveva assorbito i dipendenti infedeli dalla Sipro) poche settimane dopo la loro assunzione. A insospettire l’azienda, il tenore di vita dei vigilantes, il fatto che non volessero mai fare straordinari, e il loro rifiuto a farsi affiancare da colleghi estranei al loro giro durante le riscossioni alle biglietterie automatiche.

Le fiamme gialle, attraverso le intercettazioni ambientali, hanno ricostruito gli ultimi mesi di attività del gruppo. «Er collega mio manco col secondo lavoro guadagna tutti ‘sti soldi», commentava uno degli indagati. In alcuni casi i vigilantes hanno razziato anche macchine con il sistema di rendicontazione funzionante, salvo poi fare una denuncia per furto. Ora dovranno rispondere di peculato e di simulazione di reato.

In attesa di capire quanto gli indagati abbiano sottratto alle risorse di Atac, l’azienda di trasporto pubblico e la sindaca Virginia Raggi hanno già annunciato che chiederanno i danni all’istituto di vigilanza, nonostante l’impulso dato alle indagini.

PAOLO CHIRIATTI

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