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Gomorra, Marco d'Amore “Passo alla regia con Ciro nel cuore»

Serie Tv/Gomorra 4

 NAPOLI Dopo 8 mesi di riprese tra Londra, Bologna e Napoli, al Vomero si gira una delle ultime scene della 4a stagione di Gomorra, 12 puntate in onda da marzo su Sky Atlantic. L'ultima stagione si è chiusa con la morte di Ciro Di Marzio, ma Marco d'Amore, l'attore che gli ha dato vita in questi anni, arriva sul set per la prima volta non da attore ma da regista debuttante di due episodi (il 5° e il 6°) della serie originale Sky prodotta da Cattleya, che avrà anche una 5a stagione. D'Amore è entusiasta e grato per questa possibilità. Bocca cucita invece, sul suo coinvolgimento (forse da regista) nel primo spin off di Gomorra, scritto dallo sceneggiatore della serie, Leonardo Fasoli, che ruoterà sulla figura di Ciro di Marzio e su come sia diventato L'Immortale.

D'Amore, da attore a regista, com'è nata l'idea di passare dietro la macchina da presa? 
«La decisione non è frutto di una sbronza o di una follia estemporanea, ma la tappa di un percorso. Sono più autore che attore, in me il lato autoriale è più forte, solo così ho potuto mettermi da parte come interprete. Del resto, Gomorra è una cantera, una fucina creativa che ha sviluppato professionalità, internazionalità, un certo metodo di lavoro. Qui mi sento "a casa" e ho sentito di poter esternare la mia idea che è stata accolta. Una decisione rischiosa ma anche fisiologica". 

Ha detto che lei si sente più autore che attore, in che senso? 
«Perché prima del ruolo mi interessa il tema di una serie o di un film. Occupandomi della regia, mi sento ancor di più nel progetto».

L'Immortale è morto: cosa deve al personaggio di Ciro, come vi siete lasciati? 
«In realtà non mi sono separato da lui è mai me ne separerò. Ciro è stato un grande regalo che la mia vita professionale mi ha fatto, ho un legame profondo con lui, lo stesso che lega un attore e un grande personaggio. Tornerà spesso a farmi compagnia, forse nei sogni (dice con tono sibillino ndr.)».

Salvatore Esposito ha detto di lei: «Sapevo che era un bravo attore, ma non pensavo che come regista fosse già a questo livello». Che tipo di regia ha sperimentato in Gomorra? 
«Non c'è nulla di autoriale a livello registico, il mio lavoro fa parte di un linguaggio già definito. Ho rispettato le coordinate del progetto entrando nelle sue dinamiche».

Come vive questa serie anche alla luce del suo nuovo ruolo? 
«Con grande sacralità, ogni scena, ogni momento deve avere una sua profondità. Non esiste una scena funzionale al racconto. Ognuna ha un suo valore».

Quali sono i registi a cui è legato? Mi faccia 3 nomi.
«Cito tre personaggi immensi ma profondamente diversi tra loro. Sergio Leone, David Lynch e Francesco Rosi, ad ognuno è legato un film che mi ha cambiato la vita».

BARBARA NEVOSI

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