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Comune e Caritas: a breve 900 profughi senza tetto

Milano

Sono circa 900, secondo le stime del Comune, i migranti che resteranno fuori dai centri di accoglienza nei prossimi mesi, per effetto del Dl sicurezza, ieri  diventato legge: già nei prossimi giorni, i primi 240 potrebbero trovarsi senza un tetto. «Il decreto Salvini è un'autentica follia: donne, bambini e famiglie regolarmente presenti sul territorio e titolari di protezione umanitaria, non potranno più stare nei centri di accoglienza e finiranno per strada» ha dichiarato all'Agi l'assessore alle politiche sociali  Pierfrancesco Majorino. I posti disponibili nello Sprar milanese sono 422; il Comune  ha partecipato all'ultimo bando del Ministero dell'interno per ampliare la portata a mille entro il 2019. Ma gran parte di chi ha  ricevuto l'asilo politico, lo status di rifugiato o la protezione umanitaria rimane nei CAS, centri di accoglienza straordinaria, di gestione integrata tra Comune e Prefettura. A Milano sono una ventina ma alcuni, come quello di via Corelli, in fase di chiusura.  
 Lancia l’allarme anche la Caritas Ambrosiana che stima che saranno circa 500 i profughi accolti nei centri di accoglienza della Diocesi di Milano, che comprende anche Varese, Lecco e Monza, che rischiano di diventare senza tetto. La Caritas Ambrosiana ha dato vita ad una sistema di accoglienza diffusa sul territorio che ad oggi conta 2336 posti per i migranti.  «Ci aspettiamo di ritrovarli in coda ai nostri centri di ascolto - denuncia il direttore Luciano Gualzetti- Dopo esserci impegnati per la loro integrazione ora dovremo spendere soldi e tempo per aiutarli ma senza, a questo punto, poter offrire loro alcuna prospettiva di futuro: un controsenso».
Intanto il Pd in consiglio regionale protesta contro l'abrogazione, prevista nel collegato al bilancio 2019 - 2021, della legge regionale del 1988 dal titolo «Interventi a tutela degli immigrati extracomunitari in Lombardia e delle loro famiglie». Per il Pd, la ragione addotta, ossia che la legge non è finanziata da anni, è una scusa.

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