Opinioni

Che cosa ci aspetta con il "nuovo" Brasile

Umberto Silvestri

Come ampiamente previsto, alcune settimane fa  il populista Jair Bolsonaro ha vinto a man bassa le elezioni presidenziali brasiliane e  il Parlamento ha già iniziato a valutare le prime proposte di legge da lui promesse in campagna elettorale, a incominciare da quella che prevede la punizione dei professori e dei maestri che «trasformano la loro lezione in propaganda e diffusione delle idee politiche marxiste con lo scopo di indottrinare gli alunni». 
Vale per tutte le scuole, dalla materna all’università. Ha  già creato un numero verde per le denunce anonime iniettando odio e risentimento nelle vene di tutto il paese e tra le classi sociali. 
Un  odio totale, «per proteggere» la famiglia tradizionale, la morale, il buon costume, i confini e la patria, ha detto nel suo primo discorso alla nazione. 
In  semicerchio, capo chino, occhi chiusi e mano nella mano, il nuovo governo ha iniziato la legislatura con l’invocazione al suo dio. Cinque minuti di delirio con la Bibbia in evidenza: «Io governerò seguendo questi precetti», ha  annunciato brandendo il libro come una spada. 
Alla fine,  al  grido di battaglia: «Brasil acima de tudo, Deus acima de todos”» (Brasile sopra ogni cosa, Dio sopra ogni uomo) ha prospettato la demolizione della democrazia laica del più grande paese del continente sudamericano e, con in testa la maniacale idea di deforestazione dell’Amazzonia, come certificato anche dall’Osservatorio Internazionale Imazon, ha gettato le basi per attuare la più distruttiva catastrofe ambientale planetaria che nessun uomo avrebbe potuto  soltanto  immaginare.

UMBERTO SILVESTRI

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