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Ma ora comincia il vero tira e molla

Maurizio Guandalini

Via alle trattative. Dopo la procedura di infrazione per debito eccessivo, comminata all’Italia dall’Unione europea, da oggi, si apre un lungo tira e molla per evitare sanzioni e multe. Escamotage, miti consigli e correzioni. Salvo che? I numeri dello spread diano di matto. Allora sarà una corsa veloce per evitare il peggio. Perché l’anomalia della contravvenzione è sul debito monstre. Se avessimo osservato alla lettera il rapporto deficit/pil, il debito manco lo consideravano. Invece invasi dal virus dei ganassa, l’abbiamo fatta fuori dal vasino trascurando che l’arbitro sarebbe diventato il mercato. Titoli di Stato, buoni poliennali e altro ancora, cioè chi finanzia il debito immanente.
Le parole al vento hanno creato danni. Che ci vorrà pazienza per scacciare diffidenza e paura. Dei connazionali spalloni che espatriano denaro verso la Svizzera perché temono l’uscita dall’euro. Congelano in sicurezza il risparmio evitando di ritrovarselo in lira straccia. Mentre il 39% di noi non spende e mette i soldi da parte sul conto corrente. Il mancato sincrono Governo e Paese è reso evidente dallo sprint di gradimento degli italiani per la moneta unica che tocca il 57%. E’ vero che premier, vice e ministri hanno negato l’uscita dall’euro. Però non abbastanza per sgombrare quei fumi nocivi che hanno inquinato quel principio di affidabilità necessario anche per fare i cavoli propri ma dando comunque l’impressione contraria.
Il Belpaese oggi è isolato. Su di lui stanno concentrandosi vendette, torti e antipatie. E rischiamo di perdere i tanti italiani nei posti di potere dell’Europa che conta. Palazzo Chigi ha scalfito quella solidità granitica che gli permetteva di digrignare a 50 denti. Anche rivendicando molte ragioni di indiscutibili anomalie eurocratiche. Il 3% deficit/pil è una. Ma in quel caso occorre riscrivere i Trattati. Insieme agli altri. E non sputargli contro. Forzando sbracature senza poker d’assi. Ci resta la speranza. Di seguire la metamorfosi della Torre di Pisa. Che non pende più.

MAURIZIO GUANDALINI

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