Spettacoli

«De André oggi è più attuale che mai»

Neri Marcorè

ROMA «De André è un artista la cui conoscenza e stima è cresciuta con gli anni, man mano che ero in grado di capire meglio i suoi testi e apprezzare la sua musica. Penso che le sue parole pesino oggi più che mai, grazie allo sguardo limpido con cui accendeva i riflettori sugli emarginati e i reietti, con cui combatteva i pregiudizi e le posizioni di comodo, il perbenismo e la retorica. Uno dei suoi grandi meriti è quello di costringere al pensiero, al recupero del senso critico».
Neri Marcorè racconta con queste parole la sua passione per Fabrzio De André, il cantautore a cui è dedicato “Come una specie di sorriso”, spettacolo/concerto che l’attore e doppiatore 52enne porterà in scena il 17 novembre al Parco  della Musica. Con lui sul palco ci sarà lo Gnu Quartet(by Stefano Cabrera, Roberto Izzo, Raffaele Rebaudengo, Francesca Rapetti, Simone Talone, Domenico Mariorenzi e le voci di Flavia Barbacetto, Angelica Dettori).

Marcorè, come nasce questo progetto dedicato a De André?
Da un’idea dell’amico e promoter Mauro Diazzi per incontrare la proposta dell’orchestra Toscanini, che ogni anno mette in scena uno spettacolo originale con un attore. Anziché puntare su un reading abbiamo pensato all’arrangiamento per orchestra dei pezzi di De André ed è lì che ho voluto coinvolgere gli Gnu Quartet ed altri amici musicisti.

Su che basi avete scelto le canzoni dello spettacolo?
Mi sarebbe piaciuto metterne 50 in scaletta ma sarebbe durato 5 ore, quindi ho dovuto fare una selezione sulla base del gusto personale, spesso condiviso con i musicisti, tralasciando i pezzi più noti perché in generale apprezzo di più le seconde linee. Ovvio che il repertorio di Fabrizio è stranoto ma non mi dispiacerebbe che qualcuno del pubblico scoprisse una o più canzoni mai ascoltate prima.

Cosa le permette di esprimere questa forma di spettacolo rispetto a quella diciamo per lei più “canonica” del cinema e del teatro?
Distinguerei la passione per la musica, che mi porta a esibirmi con formazioni diverse proprio per il gusto di suonare e cantare, dagli spettacoli teatrali in senso proprio, nei quali la forma del teatro-canzone, di cui Gaber è stato interprete per antonomasia, permette di comunicare mediante l’alternanza di due modalità, con maggiori possibilità di variazioni e registri, risultando quindi più efficace nel raggiungere i sentimenti degli spettatori.

 

 

STEFANO MILIONI

 

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