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Lindon: «La guerra oggi si svolge nelle fabbriche»

Cinema/In guerra

ROMA Da un paio d'anni hanno firmato un accordo e accettano sacrifici, decurtazioni di stipendi, lacrime e sangue pur di evitare la chiusura della fabbrica. Poi, di colpo, i dirigenti della Perrin Industries decidono di chiuderla questa fabbrica con i suoi  1100 dipendenti nonostante l'aumento di profitti dell'ultimo anno. È così che parte la resistenza perché la guerra è qui. A dar voce a tutti loro, il  sindacalista Laurent con la faccia di Vincent Lindon, protagonista di “In guerra” (dal 15 in sala), regia di Stephanè Brizé.

Mr Lindon, da dove è nato il film? 
«Dall’immagine di due dirigenti di Air France aggrediti dagli impiegati, con la camicia strappata, e dal desiderio di capire il perché di tanta rabbia».

Quanto si è avvicinato a quella rabbia? 
«Io sto, e sono sempre stato, dalla parte di chi non ha. E sono convinto che oggi i grandi problemi del mondo ruotano intorno al fatto che c'è troppa disuguaglianza nella ripartizione della ricchezza. Non è possibile che l‘'uno per cento’1% della popolazione mondiale possieda il 90% delle ricchezze».

Per lei è la terza volta con  un regista combattente come Brizè. 
«Amo lavorare con lui perché non considera il pubblico imbecille, non dice cosa pensare, ma racconta i fatti e lascia libero lo spettatore sulla posizione da prendere. Mi fido molto di lui de del suo lavoro».

SILVIA DI PAOLA

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