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Lasciati soli in ospedale

Milano

SALUTE Entrano in ospedale dal pronto soccorso. Raggiungono il letto del reparto. E lì restano, per mesi, perché al momento delle dimissioni sorgono problemi: non sono autosufficienti o non hanno casa, o ce l’hanno ma sono soli, e nessuno può aiutarli a ricevere assistenza a domicilio. Non possono nemmeno essere affidati subito a una Rsa: non hanno risorse economiche o parenti che vogliano farsene carico, compilare il loro Isee è arduo. Oppure non sono residenti in città, o sono stranieri, e qui intervengono le lungaggini delle ambasciate. Questi pazienti disagiati, per la prima volta, sono stati monitorati dall’Ats di Milano che ha istituito un registro dei casi sociali. «Sono pochi casi, ma molto impegnativi», ci dice Silvano Casazza, direttore socio-sanitario dell’Ats.

Nel 1° quadrimestre 2018 erano circa 50 le persone rimaste “impropriamente” a carico degli ospedali milanesi, per un costo stimato di 500 mila euro. Così riferisce a Metro il responsabile del registro, Piermauro Sala, dirigente dell’ospedale dei Santi Paolo e Carlo che coordina i dati provenienti dagli altri nosocomi. Il problema non è tanto economico, sottolinea Sala, «ma sociale e sanitario: chi ha terminato la terapia è opportuno che sia dimesso per tutela della sua stessa salute e per lasciare il letto libero a chi ne ha bisogno». I 50 casi riguardano per la maggior parte (60%) «persone senza fissa dimora italiane o straniere, non autosufficienti o con rete familiare debole; in un paio di casi l’opposizione dei parenti è stata incoercibile. Ci sono stati anche casi di stranieri irregolari. Si tratta di anziani, ma non solo: anche minori in difficoltà o neonati. La permanenza media in ospedale è sui 100 giorni». 

La soluzione che il board dei direttori socio-sanitari della Città di Milano ha prospettato alla Regione è di «istituire una “unità di intervento” intermedia, sul modello di quella per “cure post acute”». Uno strumento agile, «da finanziare con l’apporto del servizio sanitario e degli enti locali. In attesa della sistemazione definitiva dei pazienti».

SERGIO RIZZA
@sergiorizza

TETRAPLEGICO RIMASTO DUE ANNI AL SAN CARLO
La permanenza media in ospedale dei pazienti curati ma non “dimissibili” è di 100 giorni. Ma può essere molto più lunga. Nella casistica che, a linee generali, Piermauro Sala ha raccontatao a Metro, emerge per esempio il caso molto complesso di un cittadino dell’Europa dell’Est tetraplegico rimasto in corsia al San Carlo per due anni, in attesa che attraverso l’ambasciata del suo Paese si completassero le pratiche necessarie a collocarlo in una situazione più consona e definitiva. Tra gli altri casi difficili che si sono presentati negli ospedali milanesi, quello di marito e moglie ricoverati insieme, impossibilitati a prendersi cura l’uno dell’altra; quello di un minorenne autistico e solo; oppure quello di un neonato, riconosciuto dalla madre che però non era in grado di occuparsene. (S.RIZ)

VENERDì 9 NOVEMBRE PRIMO VERTICE ATS-COMUNE
L’Ats (Azienda tutela salute) di Milano avrà oggi un primo incontro col Comune di Milano, e in particolare con Claudio Maurizio Minoia, direttore centrale dell’assessorato alle Politiche Sociali: in questa sede, l’Ats esporrà il problema dei pazienti che gli ospedali cittadini non riescono a dimettere e le possibili soluzioni. Da parte dell’assessorato si attiverà un “percorso di ascolto”, anche in vista della discussione in giunta, prevista a breve, del Piano di sviluppo  del Welfare (ex Piani di zona). (S.Riz.)

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