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La lezione americana che vale anche per noi

Maurizio Guandalini

Se fosse vero che Trump ne ha combinate più di Bertoldo in guerra, alle elezioni di ieri avrebbe subito un castigo infernale. Invece, il fiotto blu democratico ha raccolto giusto il mugugno degli scontenti. Senza strafare. Malgrado il presidio alla Camera non vi saranno fuochi deflagranti contro Re Leone. Che ha governato per due anni come fossero dieci. Ha fatto e disfatto. Sopra la follia. Divenendo punto di riferimento. La carta d’identità dell’America profonda. Più trumpiana che repubblicana. Con valori opposti ai liberal delle due coste degli States. Sul quale il tycoon lavorerà per le presidenziali 2020. La lezione per l’Europa e l’Italia è l’abecedario della scienza politica. Più sicurezza che diritti. E soldi che circolano. Ma non è solo farina del sacco di Trump. Negli ultimi 22 mesi di presidenza Obama sono stati creati più posti di lavoro che dal 2016 a oggi. Il Pil era più alto allora rispetto alle fase discendente odierna. Il 3% nel trimestre che si chiude a dicembre.
Quindi, le basi del rilancio economico hanno l’impronta di Barack. E Donald ne ha approfittato. Lo stesso è avvenuto con il Governo Renzi verso i giamaica di Palazzo Chigi. Poi il clima da campagna permanente - in America praticamente i 4 anni di Presidente si riducono a due - e la fretta dell’elettorato, ha annacquato i risultati. Fino a che il boccino ritorna al popolo.
Negli Stati Uniti non si capisce chi, tra i democratici, può ambire alla leadership presidenziale. Zona d’ombra simile nell’opposizione in Italia. La strategia è aspettare che quelli al governo facciano disastri? Ma dipende se, i cittadini, l’alternativa sono disposti poi a  votarla. In una fase paradossale dove, Trump, il più anti ideologico che c’è, ha riesumato, anche per l’Europa, le ideologie (il sovranismo, l’America prima di tutto). Becchino di quel kennediano giovanilismo dei capi, che non fa per nulla autorità.

MAURIZIO GUANDALINI

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