Opinioni

Halloween, le zucche e i pupi di zucchero

CARLO BARBIERI

Siamo di nuovo a Halloween, e in Sicilia si parla della sicilianissima e (non più) tradizionale Festa dei Morti solo per celebrarne la scomparsa. Una festa tanto attesa dai bambini, che la sera del 1° Novembre andavano a letto contenti, perché sapevano che durante la notte i nonni e gli zii che non c'erano più sarebbero passati a lasciare giocattoli e pupi di zucchero nascondendoli dappertutto. E così la mattina presto, buttate via le coperte, si scatenava la caccia: sotto il letto, sotto i mobili, dietro le porte... ed eccoli, i regalini, impacchettati con nastrini colorati e accompagnati da affettuosi bigliettini: "Per Giovanni. Un bacio grande grande da nonno Vincenzo", "Per Lucia. Un abbraccio e una carezzina dalla zia Concetta". In questo modo si insegnava ai bambini a ricordare e voler bene i parenti che ci avevano lasciato, rendendoli dolcemente presenti. La famiglia si allargava, conquistando la dimensione tempo: recuperando cioè dal passato nonni e bisnonni, zii e prozii. 
Dopo un po' era tutto un incrociarsi e rimbalzare di "A tìa chi ti mìsiru i morti" e "Che ti hanno messo i morti" – a seconda del quartiere più o meno "per bene",  gridati da un balcone e da un marciapiede all'altro, nei cortili e nei giardini pubblici. "Mio nonno Vincenzo mi ha messo la pistola a sei colpi e la nonna Santina il cappello di PecosbillI!". E giù pistolettate, trombettate e risate. E nonno Vincenzo e nonna Santina per un momento ridiventavano parte reale della famiglia, e chissà, forse lassù sorridevano. Sia ben chiaro,  niente di macabro: era una bella festa, allegra, sentita e desiderata – e basta. 
Ora abbiamo barattato tutto questo con un "format" a noi estraneo, importato e viralmente contagiato con una efficacissima operazione di marketing. Come in altre occasioni – quante! – da una parte i “persuasori” che riescono a usare i bambini come “leva per l’acquisto” e, dall’altra, genitori travolti da mode, che hanno perso l'orgoglio-amore per le tradizioni, e per i quali l'unica cosa che conta è "Che i bimbi si divertano". 
Che peccato. Vuol dire che quando, fra un centinaio d’anni, me ne andrò dall’altra parte anch'io, mi risparmierò la fatica di portare pupi di zucchero e giocattoli a pronipoti che di me non sapranno più neanche il nome.

CARLO BARBIERI

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