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Tav, città spaccata in due

TORINO

TORINO La maggioranza del consiglio comunale ribadisce il suo no alla Torino-Lione e spacca la città: dentro e fuori il municipio va in atto un dialogo tra sordi. All’esterno i No Tav, fermi sulla loro contrarietà, fronteggiavano due mondi diversi, imprenditori e sindacati, uniti soltanto dal sostegno a un’opera ritenuta necessaria. Due pezzi della sinistra si dividevano, i militanti valsusini contro i sindacati: «Venduti! Traditori», dicevano i primi ai secondi.

All’interno di Palazzo di Città ci pensavano le parti politiche a riproporre questa contrapposizione. I rappresentanti delle associazioni di imprenditori e dei sindacati edili avevano tentato inutilmente di far sentire le proprie ragioni alla maggioranza del Consiglio comunale eletta col Movimento 5 Stelle, da sempre contrario alla realizzazione della Torino-Lione per via dei costi elevati e della presunta inutilità.

Ci ha provato allora il Pd chiedendo un rinvio della discussione a un’altra seduta in presenza della sindaca Chiara Appendino (impegnata ieri a Dubai), poi cercando di fare ostruzionismo con moltissimi emendamenti e infine protestando in aula. A questo punto il presidente del Consiglio comunale Fabio Versaci ha espulso i consiglieri del centrosinistra (e poi li ha fatti rientrare per il dibattito). Il risultato della votazione è stato scontato: il documento proposto dal M5s, con cui si chiede alla giunta di impegnarsi presso il governo per sospendere i lavori, revocare alcune nomine e usare i fondi per lo sviluppo locale, è stato approvato con 23 voti favorevoli e due contrari. Secondo undici associazioni d’impresa di Torino e i sindacati edili si tratta di «un oltraggio al futuro della città , delle imprese, dei lavoratori. Un colpo basso per il territorio e per le sue speranze di ripresa».

ANDREA GIAMBARTOLOMEI
(Foto Contaldo)

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