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Le piazze fanno la storia «Ma oggi è più difficile»

Milano/Mostre

MILANO Dieci piazze. Da Woodstock nel 1969 a quelle dove si rivendicano i diritti  LGBTQ. Dieci luoghi che hanno segnato la storia, in positivo o in negativo, come quella plaza de Mayo a Buenos Aires nel 1977 affollata dalle madri dei desaparecidos.

“’900, la Stagione dei Diritti. Quando la piazza faceva la storia” è la mostra che apre oggi alla Fondazione Feltrinelli, un viaggio attraverso foto, manifesti e documenti del Fondo Archivio Storico Feltrinelli.

«La mostra – spiega il coordinatore Spartaco Puttini – si articola in tre sezioni: dallo sviluppo del pensiero critico, all’azione cioè le manifestazioni vere e proprie e i movimenti sociali che da lì sono partiti, fino alla comunicazione, agli elementi di propaganda e ai manifesti».

Una serie di pannelli conducono il visitatore nelle diverse piazze del mondo. Su ciascuno, una domanda che rimanda all’oggi. Come quel pannello in cui viene ricordata una piazza di Parigi nel 17 ottobre 1961, quando centinaia e centinaia di algerini furono uccisi a bastonate, buttati vivi nella Senna o ritrovati impiccati nei boschi.

«Si tratta di un episodio spesso dimenticato – prosegue Puttini – che riguarda la guerra per l’indipendenza dell’Algeria dalla Francia. Molti algerini scesero in piazza e ci fu una repressione brutale. Non si capì che non riconoscendoli come soggetti si stava creando una grande frattura nella società che così, a sua volta, sarebbe diventata più fragile».

Accanto a questi esempi in “positivo” da cui i diritti umani escono vincitori, due piazze che hanno esaltato i sogni di dominio e avviato un processo di negazione dei diritti democratici. Oltre plaza de Mayo c’è piazza San Sepolcro, Milano, dove il 23 marzo 1919 nacquero i Fasci italiani di combattimento. Perché ricordare non fa mai male.

Dalle foto al virtuale. All’interno della mostra è previsto anche un percorso con visori in 3D.

«Si è allestito uno spazio – conclude Puttini – che permette una visita virtuale negli archivi Feltrinelli: oltre 10 chilometri con 250 mila volumi, 17 mila testate di periodici e 15 mila manifesti. ».

Infine, le piazze di ieri e quelle di oggi.

A parlarne,  il sociologo e sindacalista USB Aboubakar Soumahoro, ospite ieri della Fondazione per l’incontro “Il quinto stato del precariato”: «Il filo che lega il passato al presente è l’indifferenza. Le istanze sono le stesse: la dignità, il lavoro, la discriminazione. Ma con la globalizzazione non c’è  l’oggetto della manifestazione. I soggetti in piazza sentono il vuoto dell’interlocutore».

E se gli si chiede se una piazza virtuale potrà mai prendere il posto di una reale, non ha dubbi. «La piazza vera è e resterà fondamentale. La sua forza è nel dare forma fisica alle contraddizioni che si devono combattere, oggi come allora. Basti pensare a Lodi o a Riace».

PATRIZIA PERTUSO

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