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George Ezra: «La musica rende felici»

Milano/Musica

MILANO All'Italia è molto legato. Perché il suo successo è partito proprio dal nostro Paese, dove la sua “Budapest” è diventata subito una hit. Allora, quasi cinque anni fa, George Ezra era poco più di un ragazzino, che nel giro di 18 mesi è passato dall'essere un perfetto sconosciuto al venire considerato una delle promesse più intriganti del pop internazionale.

Dopo il successo del primo cd “Wanted On Voyage”, l'artista inglese ha pubblicato pochi mesi fa “Staying At Tamara’s”, che mescola folk, soul, pop, canzone d'autore e altro ancora. 

«Il primo era il disco di un 19enne e si sente, ma non rinnego nulla. Questo è l'album di un 25enne: non più ragazzo, non ancora uomo – spiega George - Musicalmente ho le idee più chiare. Nella vita mi pongo tante domande: chi sono, com'è il mondo attorno a me…E sto ancora cercando le risposte. Il successo mi ha sorpreso. Anche perché, sin da ragazzo, ho sempre badato più alla musica che all'immaginario delle popstar. I soldi, poi, non m'interessano. Sembra un cliché, ma è vero: non danno la felicità. Solo qualche sicurezza in più».

Intanto il suo live di venerdì al Fabrique è già sold out da tempo. Chi non ha trovato i biglietti potrà rimediare il  17 maggio, quando si esibirà nel più capiente Mediolanum Forum d'Assago (da euro 34.50): «Adoro stare sul palco. Col tempo ho imparato che non serve uno show perfetto, ma far felice la gente». 

Nell'attesa ecco per oggi all'Apollo il trio electro-indie Patawawa, mentre al Blue Note ritroveremo T. S. Monk, figlio dell’omonima icona del jazz. 

DIEGO PERUGINI

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