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Il giovane che sfida il Pd

MILANO/PD

INTERVISTA «Se il sindaco Giuseppe Sala cresce nei sondaggi e il Partito Democratico diminuisce, evidentemente c’è un problema. Per il Pd». È categorico Davide Skenderi, 24 anni, bocconiano di origini albanesi, già segretario  dei Giovani Democratici di Milano, che si è appena candidato alla segreteria metropolitana. Il 18 novembre ci sarà il voto e Skenderi vi arriva con l’appoggio dell’ala anagraficamente più verde del partito.   

Skenderi, ma chi glielo fa fare di prendersi questa gatta da pelare...?
(ride, ndr) «La situazione attuale. Il fatto che non veda il Pd reagire a quanto stanno facendo Lega e M5s e al loro disegno di Paese che lascia i bimbi di Lodi senza pasto o che vuole armare le famiglie. Dopo le elezioni, mi aspettavo dal partito coraggio e cambiamento, non ci sono stati». 

Il Pd sembra uscito dai radar della politica e non solo a Milano!
«Il nostro partito viene percepito come qualcosa che sta sparendo. E non è una questione generazionale. Invece il Pd è fatto di storia e persone che anche oggi stanno governando bene, ma con molta fatica. Dobbiamo dimostrare che ci stiamo svegliando». 

Da segretario metropolitano, che farebbe?
«Darei il via a una campagna di reclutamento, come successe con la Resistenza, perché dobbiamo combattere con le proposte. Poi, visto che il nostro impegno deve andare nelle periferie, chiederei ai presidenti dei circoli nei quartieri difficili di spiegare al partito le loro idee, di dirci cosa si deve fare. Oggi invece avviene il contrario ed è un errore».  

Nei sondaggi Sala cresce ma il Pd arretra… 
«Questo è un problema, dobbiamo lavorare per una campagna elettorale permanente, pensando al 2021 (quando si voterà il sindaco, ndr), come fanno M5s e Lega». 
A Milano i “renziani” erano tantissimi, ora che Renzi è in disgrazia, chi voteranno? 
«La questione renziani/antirenziani ci ha rovinato, si deve passare oltre. Non possiamo continuare a guardarci l’ombelico, m entre le correnti si riposizionano, noi rischiamo di perdere la nostra base».   Andrea Sparaciari

 

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