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Medicina, è il caos sul tema del numero chiuso

Università

Roma  Arriva nella nottata della Legge di bilancio la frase bomba che investe con un’esplosione il sistema degli studi nell’ambito della Sanità. Il testo, inserito nel comunicato finale del Consiglio dei Ministri sulla manovra, non lascia spazio a dubbi: «Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi». 
Sorpresa tra i ministri
Una misura tranchant, che coglie di sorpresa tutti: il ministero della Salute dice di non saperne niente, e nei corridoi di Lungotevere Ripa serpeggia irritazione per una misura che va sì nella direzione piu' volte auspicata dal ministro Giulia Grillo, cioè un progressivo allargamento delle maglie che consentono l’accesso a Medicina, ma che, appunto, sembra ben poco progressiva. Anche dal ministero dell’Istruzione, che è l’altro dicastero competente sul tema, dicono di non essere gli autori della frase “incriminata”: è lo stesso ministro Marco Bussetti a confessare che «a me non risulta questa cosa. Farò le dovute verifiche ma non mi risulta nulla di simile». 
Effetti esplosivi
Si tratterebbe di una misura dirompente: quest’anno, ad esempio, sono stati 60 mila gli aspiranti medici che hanno tentato di entrare all’Università, ma i posti disponibili sono solo 9.779, meno di uno su sei dunque rispetto ai candidati. A parte il problema dell’occupazione futura, con una massiccia immissione di nuovi studenti le Univeristà si troverebbero ad avere seri problemi per la gestione delle lezioni e dei corsi. 

La frenata e il caos
In tarda mattinata arriva la frenata: ministero della Salute e Miur scrivono una breve nota congiunta in cui si chiarisce che l’abolizione del numero chiuso non è al momento una norma di legge, ma «un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il Governo intende onorare». Si tratta, scrivono i due ministri, «chiaramente di un percorso da iniziare già quest’anno per gradi. Per assicurare l’aumento dei posti disponibili e avviare un percorso condiviso». Dello stesso tenore la precisazione che arriva subito dopo direttamente da Palazzo Chigi: «Si tratta di un obiettivo politico di medio periodo - informa una nota di Palazzo Chigi - per il quale si avvierà un confronto tecnico con i Ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle università italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso». 
Tempi lunghi
È la linea espressa fin dalle prime settimane di mandato da Giulia Grillo, che infatti la sintetizza così: «Eliminare il numero chiuso nelle facoltà di Medicina sarebbe una rivoluzione, quindi bisogna approcciare il tema con grande responsabilità». Il che significa che i tempi «non saranno brevissimi, nel senso che bisogna fare naturalmente il tavolo con il Miur e confrontarci con le università. Metteremo il massimo impegno per arrivare ad un testo condiviso». Per il ministro Bussetti «bisogna fare i conti con le risorse e le strutture delle università, e aumentare il numero di accessi alle scuole di specializzazione».

Come funziona il contestato test di accesso
Il sistema del numero chiuso riguarda le facoltà di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e Scienze della formazione primaria. A Medicina il tanto contestato test di accesso, su cui il governo si è espresso per un progressivo superamento, dopo però aver scritto nel comunicato finale del Cdm che si stabiliva l’abolizione tout court, è  stato introdotto per legge alla fine degli anni ‘90, per adeguare il numero degli studenti alla richiesta effettiva di personale medico e ridurre i camici bianchi disoccupati. Il governo ha sempre detto di volerlo cambiare. E ha inserito nel programma di governo la revisione del sistema di accesso ai corsi a numero programmato come punto saliente. I ministri dell’Istruzione, Marco Bussetti, e della Salute, Giulia Grillo, ne hanno parlato varie volte, sempre sottolineando l’opportunità di un cambiamento graduale delle regole. Il 23 settembre scorso, in un’intervista al Messaggero, Giulia Grillo, ha sottolineato che il sistema dell’accesso a Medicina «come è concepito oggi non è meritocratico. Va rivista la modalità di selezione». Attualmente la selezione avviene con un test d’accesso unica, anche piuttosto precoce rispetto all’inizio dei corsi. Per il futuro, ha osservato la ministra, «potremmo ispirarci al modello francese» che prevede il libero accesso al primo anno, e poi una selezione molto serrata per verificare chi è in grado di andare avanti. Il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti  ha firmato i decreti che hanno aumentato i posti per i corsi di laurea a numero programmato nel 2018, portandoli a 9.779 per Medicina.

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