Opinioni

La luce dello smartphone e la pennichella dei ragazzi

Maurizio Baruffaldi

Quando devo rileggere le ultime righe del libro significa che è ora di fare la nanna. Nella stanza delle ragazze però c'è ancora luce, e l'ordine interiore di padre mi spinge a sollevarmi. La giovane sedicenne è nel suo letto, con il viso illuminato dallo schermo del suo smartphone: si specchia nel mondo della sua serie del momento oppure è immersa nell'incandescenza di uno dei tanti social young. - Basta adesso! - ripeto ancora. - Tra sei ore ti devi alzare! - In questo primo mese di scuola è capitato che senta la sveglia troppo newage del suo cellulare, la spenga,  e si riaddormenti. Arriva poi a scuola masticando al volo una merendina, correndo dietro alla metrotranvia. - E le prime due ore - lo dice lei stessa - non capisco niente, pà. - Appunto. - Lo vedi, devi spegnere quel caz... di smartphone, la sera. 
Lo sa. Ma non può. Non vuole. Le ho fatto anche leggere un bell'articolo, dove si dimostra l'incasinamento del metabolismo e le conseguenze anche fisiche, dovuti all'eccessivo uso della sua protesi. Perchè "lo schermo dello smartphone inganna la mente, simula la luce del giorno e inibisce la melatonina, l’ormone che segnala al cervello che è tempo di dormire". Ora. Noi possiamo ostinarci a fare le sentinelle, ma non cambieremo l'evoluzione. Una cosa che possiamo fare è concedergli il tempo serale di cui hanno sempre più bisogno. Non costringerli per esempio ad alzarsi al canto del gallo per andare a scuola. Che senso ha iniziare alle otto? Spostiamo alle nove, almeno. Sciogliamo questa scuola che è sempre più un fossile.  Non accettare il cambiamento antropologico ne procura un altro, paradossale. La pennichella era rito da anziani: adesso, appena tornati da scuola, la fanno loro, poco più che bambini.

MAURIZIO BARUFFALDI

Articoli Correlati
Opinioni