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Lo spread di zia Ciccina

CARLO BARBIERI

La zia Ciccina mi guarda in modo strano.

– Che hai, zia?

– L'ho combinata grossa.

– Che hai fatto?

– Ho fatto alzare lo spread.

Sorrido. – E che c'entri tu? Non ti ci vedo nei panni della maledetta speculatrice.

– Scusami, ma lo spread non aumenta quando tutti si mettono a vendere i titolo di stato?

– Appunto. Gli speculatori internazionali...

– Ma che speculatori internazionali. Il governo ha detto che tira dritto e se ne frega dell'Europa, e io ho pensato "qui finisce a schifìo" e ho venduto i diecimila euro di BOT che mi ha lasciato tuo zio.

– E figurati che gli fai allo spread vendendo diecimila euro di BOT, zia!

– Non ho detto che è tutta colpa mia. Pure dei miei amici. Ieri ho parlato di questa cosa con quelli del burraco e Mario mi ha detto che lui ha già venduto venerdì, Giovanni che ci stava facendo un pensierino e Mariuccia prima non ha detto niente, poi a un certo punto ha posato le carte, ha telefonato al marito e gli ha detto "anche Mario e Ciccina hanno venduto, sbrigati che rimani con il cerino in mano".

Dal maxi-borsone di zia Ciccina si scatena un "Ciuri ciuri, ciuriddi di tuttu l'annu" a tutto volume.

– Scusami, il telefono. Pronto? Ehi Giovanni, che c'è? Ah pure tu? E che ci compri coi soldi, oro? Ahaha, bene fai, mangiateli al ristorante che è meglio. Senti, per domenica...

Zia Ciccina si allontana e io rimango a pensare. In effetti il nostro debito pubblico è per il 70% in mano agli italiani. Altro che "speculatori alla Soros". Qui c'è un esercito di zie Ciccine, di Giovanni e di Mariuccie che cercano di pararsi il didietro. 

Prendo il telefono e chiamo la banca.

CARLO BARBIERI

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