Opinioni

Teheran, Ahvaz e il conflitto latente

Maurizio Zuccari

Non s’è fatta attendere più di tanto la risposta dei pasdaran iraniani all’attacco suicida che ad Ahvaz, capoluogo del Kuzhestan, ha fatto strage di veterani della guerra con l’Iraq, come di bambini disabili portati alla parata del trentennale. Sei missili, sei giorni dopo, hanno colpito la cittadina di Abu Kamal, in Siria, nella striscia di terra oltre l’Eufrate ancora controllata dall’Isis. E provocato, a dire dei guardiani della rivoluzione, la morte di vari caporioni jihadisti, oltre che dei responsabili indiretti dell’attacco. A sorvolare l’Irak d’osservanza sciita per dare in testa a quel che resta dello stato islamico ai suoi confini occidentali anche un pattuglione di droni. Le guardie della rivoluzione cantano vittoria, i martiri di Ahvaz sono vendicati. Il monito a chi, secondo Teheran, ha armato gli attentatori – sauditi ed emirati, con la longa manus d’IsraeIe e degli Usa – è chiaro e l’escalation continua. Khomeini non s’era ancora insediato quando nel Kuzhestan scoppiarono le prime rivolte della minoranza sunnita contro il nuovo regime. E da lì dilagarono le truppe di Saddam, convinto di far cadere la neonata repubblica islamica come un castello di carte, sfruttando il ventre molle arabo dell’Iran fresco di rivoluzione. Ora Riad pare aver ritentato il colpo, portando la guerra in Iran piuttosto che continuare lo scontro per interposte fazioni in Siria o nello Yemen.  Una carta giocata anche da Teheran, che ha sobillato gli sciiti di Awamiya, lo scorso anno, per dare qualche grattacapo ai sauditi. Mettersi la guerra reciprocamente in casa è l’ultima delle opzioni disponibili. Un salto di qualità che porterebbe i due regimi allo scontro frontale es il Medio Oriente al caos totale. I missili su Abu Kamal la scongiurano, per ora, ma non la sconfessano.

MAURIZIO ZUCCARI

Articoli Correlati
Opinioni