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Scrivere il proprio dolore aiuta a superarlo

Libri/Fulvio Fiori

INTERVISTA Cosa vuol dire scrivere di se nei romanzi con tante storie che hanno spunto autobiografico anche al cinema, vedi ultimi film di Valeria Bruni Tedeschi con personaggi che ricalcavano le diverse figure familiari? Si scrive di se anche per uno sfogo che ci fa star meglio. Ma davvero riusciamo ad alleviare le nostre sofferenze raccontandole in un romanzo? Ne parliamo con Fulvio Fiori, che nel suo ultimo libro “Cara famiglia ti scrivo” (Tea, p. 261, euro 16)  ci insegna a scavare nel nostro passato familiare, per vivere meglio e curare le nostre ferite.

Fulvio Fiori, scrivere ci aiuta a star bene? E scrivere di noi stessi ancora di più?Shakespeare diceva: “Date parole al vostro dolore se volete che il cuore non si spezzi…”. Io sto male ma se scrivo, porto fuori di me il tormento in una forma che posso osservare e contemplare in una luce precisa.

Mi osservo come se fossi un estraneo da me?
Sì. Io non sono più dentro il problema e cio’ mi da un sollievo e anche spunti per altre riflessioni. Scrivere immediatamente quello che ci è successo e esprimere l’emozione è una prima trasformazione.

Il secondo passaggio qual è?
Riscrivere anche in modo fantasioso quel che è accaduto. Mettiamo che ho un fratello che è morto a 8 anni. Eravamo insieme per strada, è arrivata una macchina e ci ha investito. Lui è morto e io no. Scrivendo io posso trasformare l’emozione che provo verso quell’episodio.

In che modo avviene questo?
Attraverso l’inconscio che non distingue tra ciò che è vero e ciò che è verisimile. Posso inventarmi che lui si è salvato per esempio… E’ il meccanismo che ci permette di emozionarci davanti a un film e consente anche la terapia: scrivere per stare bene…

E’ pericoloso pubblicare una storia autobiografica?
Non sempre. Se io avevo delle cose personali da dire che non ho potuto dire, allora divulgarle colma questo dolore… Ci si libera anche della paura di dirle, certe cose. Penso a un libro come “Paula” di Isabelle Allende, sulla figlia morta. Se io sono un vero scrittore, un comunicatore, ovvero uno che sa mettere in comune, questo avrà poi anche un valore universale.

ANTONELLA FIORI

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