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Noi e la politica dello struzzo

CARLO BARBIERI

Seguitemi: una manovra in deficit che superi il famoso 1,6% avvicina l'Italia alla insolvibilità, quindi diminuisce la fiducia dei mercati nei nostri confronti; e perciò i mercati, per accollarsi il maggior rischio, chiedono più interessi (o non comprano il nostro debito, e allora andiamo in bancarotta come l'Argentina). Ma se i mercati chiedono più interessi, noi, per finanziare l'enorme massa di debito pubblico – ossia, per continuare a piazzare i nostri 2340 miliardi (!) di debito alle varie scadenze di Bot e Btp – dobbiamo dare agli acquirenti dei nostri titoli di Stato un sacco di soldi in più. Cioè dobbiamo dare a loro quei soldi che invece ci servirebbero maledettamente per finanziare la nostra crescita. Cane che si morde la coda, boomerang, chiamatelo come volete.

In sostanza le manovre fatte ignorando i limiti concordati con l'Europa non aiutano affatto a far ripartire l'Italia: aiutano la politica a non perdere, sul breve e medio termine, il consenso che ha ottenuto facendo promesse azzardate.

Lo sta dicendo quell'antipatico (a me) di Brunetta in tv, che non è esattamente di sinistra, come del resto non lo sono io (che mi confermo orfano partitico e sospeso fra destra, sinistra, centro, sopra e sotto).

Dice una cosa in realtà semplice, che capisce chiaramente uno che sa appena un po' di economia.

Certo, sarebbe bello se bastasse girare le spalle ai mercati per negarne l'esistenza. È un po' quello che fa lo struzzo: quando si avvicina il pericolo, mette la testa sotto la sabbia. Ma quando si sta in quella posizione, indovinate quale parte del corpo mette a disposizione del nemico?

CARLO BARBIERI

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