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«I rilievi di Furchì erano infondati»

TORINO

TORINO Nessuno dei rilievi sollevati dalla sua difesa è stato ritenuto fondato. Per questo i giudici della Corte di Cassazione hanno rigettato i ricorsi degli avvocati di Francesco Furchì, 55 anni, condannato all’ergastolo per l’omicidio del consigliere comunale, avvocato e professore Alberto Musy, vittima di un agguato il 21 marzo 2012.

La  Cassazione ha depositato martedì le motivazioni della sentenza con cui a febbraio confermò la condanna inflitta dalla Corte d’assise d’appello. «Una sentenza corretta e puntuale - hanno osservato i legali della famiglia Musy, Giampaolo e Valentina Zancan e Paolo Davico Bonino - che ha accolto in pieno la ricostruzione dell’omicidio risolto dalla Questura di Torino».
Secondo i magistrati, Furchì aveva dei motivi di risentimento nei confronti del professore perché, dopo averne appoggiato la candidatura in consiglio comunale, non aveva ottenuto nessun incarico pubblico. Non solo: Musy non aveva aiutato Furchì nel far ottenere la raccomandazione per il figlio di un ex politico, né nella scalata alla Arenaways, società privata di trasporto ferroviario. «Dopo oltre sei anni si è dunque definitivamente fatta luce su una tragica morte che aveva turbato e commosso l’intera citta», hanno concluso gli avvocati della famiglia Musy.

ANDREA GIAMBARTOLOMEI

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