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Quella romana è vera mafia ma pene ridotte in Appello

MONDO DI MEZZO

ROMA Quella del “Mondo di mezzo” è mafia. I giudici della terza Corte d’Appello di Roma hanno ribaltato la sentenza di primo grado del processo che vedeva imputate 43 persone, tra cui l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il ras delle coop romane Salvatore Buzzi. I giudici di Appello hanno riconosciuto infatti a vario titolo per 18 imputati il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, l’aggravante del metodo mafioso o il concorso esterno (fra questi ci sono Luca Gramazio e Franco Panzironi, condannati ad 8 anni e 8 mesi e 8 anni e 4 mesi). Nel verdetto di primo grado, invece, si faceva riferimento a due «semplici» associazioni a delinquere.

Otto assoluzioni e due patteggiamenti

Nel contempo, però, i giudici di Appello hanno ridotto le pene per Carminati e Buzzi: al primo da 20 anni a 14 anni e mezzo; al secondo da 19 anni a 18 anni e 4 mesi. Il pg aveva chiesto una condanna a 26 anni e mezzo per l’ex Nar e 25 anni e 9 mesi per il ras delle cooperative. Altre 13 condanne sono state inflitte per reati che vanno dalla corruzione all’estorsione, alla turbativa d’asta. Infine vi sono state otto assoluzioni e due patteggiamenti.

Le reazioni

«Il riconoscimento dell’ambito mafioso era una questione di diritto che i giudici hanno ritenuto fondata», ha commentato il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. «Il riconoscimento del carattere mafioso è un punto di arrivo e di partenza - ha aggiunto il procuratore generale Giovanni Salvi - c’è consapevolezza che esistono a Roma forze criminali in grado di condizionare la vita economica e politica». «Bruttissima pagina per la giustizia del nostro Paese - ha replicato l’avvocato di Buzzi, Alessandro Diddi - penso che per tanti cittadini da oggi sia molto pericoloso vivere in Italia». «Credo sia successo qualcosa di stravagante - ha rincarato Bruno Giosuè Naso, difensore di Carminati - in questo Paese la magistratura si arroga il compito di moralizzare la società».

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