Opinioni

Io, ex bimba rifugiata, vi spiego perché capire

susanna zaraysky

Il mio è il punto di vista di una bambina di tre anni, arrivata come rifugiata nel vostro bel paese, ma anche quello di un adulto che comprende le difficoltà politiche, economiche e sociali legate al dover accogliere in Italia così tanti migranti. Io e la mia famiglia nutriamo una profonda gratitudine per lo Stato ed il popolo italiano per l’accoglienza ricevuta durante la nostra permanenza in Italia, quando eravamo apolidi in attesa dei nostri visti per gli Stati Uniti nel lontano 1980.

E’ importante osservare la crisi con gli occhi dei migranti ma anche con quello dei cittadini italiani. Analizziamo dunque le cose attraverso due prospettive, quella passata e quella presente, considerando l’aspetto sentimentale e quello razionale.

Avevo 3 anni quando il treno scortato dalle guardie armate, pieno di rifugiati sovietici, arrivò a Roma. Negli anni 70 e 80, i rifugiati dell’ex Unione Sovietica aspettavano i loro visti per gli Stati Uniti e Canada nella città di Roma. I miei genitori si sentivano a proprio agio in Italia e apprezzavano la cordialità degli italiani.

La nostra era un’immigrazione limitata, organizzata e finanziata dalle organizzazioni per l’immigrazione e la nostra permanenza in Italia era di breve durata e, soprattutto era autorizzata dallo Stato Italiano. Non eravamo numerosi come i migranti che oggi arrivano in barconi dall’Africa. Ad ogni modo eravamo rifugiati, con pochi soldi ed eravamo considerati traditori dell’ex Unione Sovietica senza possibilità di farvi ritorno. Alcuni dei migranti che arrivano adesso in Italia non possono far ritorno nei propri paesi per motivi religiosi, economici, politici, o a causa di guerre, ecc. Quando i migranti sono di un altro colore, religione e cultura, è più facile non provare empatia. Bisogna però provare empatia, e cercare di capire le emozioni dell’altra persona. Vi lascio le mie esperienze per spiegare come vedo la crisi da un punto di vista del passato e del presente. Io provo empatia per i migranti perchè rivedo me stessa nei loro occhi.

Presente: Tutte le volte che vedo una fotografia di un migrante nella strada in Europa vendendo qualsiasi cosa.

Passato: Penso a mio padre, un ingegnere che andava in metro da Ostia a Roma Termini al mercato all’aperto per vendere lenzuola sovietiche. Quando nel 2003 sono tornata a Ostia con i miei genitori in qualità di turisti, abbiamo visto dei graffiti nella stazione della metro con scritto “Fuori gli immigrati, B4P”. Mi sono chiesta come si sarebbe sentito mio padre alla vista di così tanta xenofobia e odio, quando lui cercava solamente di guadagnare qualcosa con cui sfamarci, mentre eravamo ad Ostia. E’ stato triste ricordare che chi fugge verso lidi più sicuri sia così poco tollerato o voluto. Gli stranieri che vivono ad Ostia hanno probabilmente vissuto guerre e tensioni socio-economiche e cercano solamente una vita migliore.

Presente: Vedo un video o una fotografia di una famiglia in attesa di cibo in un campo profughi o in un centro di detenzione.

Passato: Mi vedo ad Ostia mentre allungo la mano verso mia mamma dietro ad un camion che distribuiva cibo ai migranti sovietici. Sono felice nel ricevere un delizioso yogurt alla fragola. (Fino ad adesso non ho trovato uno yogurt alla fragola cosi buono come quello italiano.)

Presente: Vedo le organizzazioni umanitarie che aiutano i migranti quando arrivano in Italia con i barconi.

Passato: Ricordo la Missione Mormona ad Ostia, accanto al nostro appartamento, che dava biscotti ai bambini sovietici e che ha accompagnato la mia famiglia in macchina verso l’aeroporto per gli Stati Uniti.

Presente: Quando ero in Grecia e in Serbia per un progetto di collaborazione per i rifugiati, ascoltavo le storie tristi dei rifugiati che avevano rischiato le loro vite per scappare dalle guerre in Afghanistan e Siria, dalla violenza in Iraq, dalla repressione politica in Iran e da altri paesi. I rifugiati parlavano delle persone affogate nel Mediterraneo fra la Turchia e la Grecia e dei parenti decapitati in Afghanistan dai Talebani.

Passato: Vedendo le facce stanche ed impaurite dei rifugiati dei Balcani, avvertivo la paura dei miei genitori quando lasciammo l’Unione Sovietica. Una zia perse il suo lavoro per 5 anni e ad altri parenti il telefono fu messo sotto controllo quasi come per punirli per essere nostri parenti, considerati traditori del paradiso Comunista. So che i migranti di oggi sono preoccupati per le loro famiglie rimaste nei rispettivi paesi.

Economia

Capisco che, nonostante l’empatia verso i migranti, c’è una crisi economica in Italia e che è molto difficile per voi accogliere così tanti migranti quando la vostra gente fa fatica ad arrivare a fine mese. So che la gente della mia età sia un po’ la generazione perduta e che molti giovani non hanno lavoro e alcuni lasciano il paese. So che non è giusto che l’Unione Europea non faccia abbastanza per aiutare la Grecia, l’Italia ed altri paesi ad accogliere i rifugiati, dar loro da mangiare, da vestire e un luogo in cui vivere. Sicuramente l’economia italiana non può integrare tutti quelli che arrivano, e l’Italia è un paese di passaggio, come è stato per la mia famiglia. Ad ogni modo, c’e bisogno di provare empatia verso i migranti di oggi. Nella storia italiana, basti pensare alle generazioni dei vostri nonni e bisnonni per comprendere l’esigenza di fuggire dal proprio paese. Negli ultimi 100 anni o più, c’erano molte navi che partivano dall’Italia per gli Stati Uniti, Argentina, Brasile ed altri paesi quando in Italia c’era povertà, guerre e instabilità politica. Quell’ondata di immigrazione italiana ha aiutato altri paesi a crescere.  

I migranti che arrivano adesso dall’Africa possono essere una risorsa. Mi rendo conto che sia un costo grande per lo Stato italiano dover sostenere l’istruzione di tanti bambini migranti. Pensate che questi bambini possono diventare futuri commercianti, professori ed ambasciatori culturali per promuovere la lingua, la cultura e l’economia italiana sia in Italia e sia in altri paesi.

Provate ad immaginare l’impatto della diffusione della lingua italiana con migliaia di migranti che imparano la vostra lingua. Ho imparato la vostra lingua da adulta. Sono stata molto felice di aver trovato, tre mesi fa, una libreria italiana a San Francisco. Ero entrata con i miei nipoti e le ho mostrato al proprietario i miei libri italiani preferiti: Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi e Un indovino mi disse di Tiziano Terzani. Magari, un giorno, anche loro saranno così innamorati della vostra bellissima lingua. Ho speso dei soldi quando sono tornata in Italia sei volte come turista. Durante un’anno, vendevo i vini italiani in California. Ho fatto dei video su YouTube in italiano in cui parlavo di come imparare altre lingue e dei problemi di visione per gli strabici e le persone con ambliopia. Insomma, ho contribuito alla vostra economia, istruzione e salute pubblica. Credo che i migranti attuali possano far crescere l’economia italiana in Italia e all’estero imparando la vostra lingua grazie anche a programmi che favoriscono l’integrazione.

Dove abito negli Stati Uniti, abbiamo una crisi alla frontiera con il Messico dove i genitori migranti sono separati dai propri figli e vivono in condizioni di prigionia. Scrivo ai miei rappresentanti legislativi negli Stati Uniti affinché riuniscano le famiglie e rispettino le regole internazionali per i diritti dei migranti e delle persone richiedenti asilo.

Non ho una soluzione perfetta, ma vi prego di provare empatia e non respingere i barconi con i migranti. Purtroppo, alcuni commettono piccoli reati. Ma la maggioranza non è composta da parassiti, sono solo persone in cerca di una vita migliore. Quando vedete i migranti che arrivano dopo un viaggio rischioso in mare, provate a pensare che  quella persona potreste essere voi o uno dei vostri nonni quando lasciavano l’Italia. Bisogna pensare dal punto di vista del passato e del presente, con il cervello e con il cuore.

SUSANNA ZARAYSKY

Scrittrice

 

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