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Quel triste “Sono arrivati i ragazzi”

CARLO BARBIERI

Attaccati ai telefonini, ormai parliamo dei fatti nostri ad alta voce fregandocene di chi ci sta a sentire. In spiaggia è anche peggio, perché al fenomeno della pubblifonata si aggiunge quello delle chiacchierate “intime” da una sdraio all’altra, in cui ci si racconta di tutto: un po’ per passare il tempo e un po’ perché “tanto questi chi li vede più”. 

Capita così che la mia sdraio si trovi al centro di fiumi incrociati di commenti, dispute, dichiarazioni e gossip fin dall’inizio della stagione balneare. Tutti parlano di tutto… ma quando arriva agosto, per gli ultracinquantenni c’è un argomento che la fa da padrone sugli altri. Un argomento terribilmente triste, annunciato sempre dalle stesse parole pronunciate con tono allegro: “Sono arrivati i ragazzi”.

È tempo di ferie, infatti, e i “ragazzi” – i nostri figli e i nostri nipoti – tornano in quell’Italia del Sud bellissima e matrigna che non li ha voluti.  Ci tornano felici di fare il pieno di una fisicità che sostituisce, finalmente ma solo per poco, il contatto virtuale: riecco gli abbracci abbracciati, i sapori e gli  odori forti che non trovano più nei posti dove vivono adesso, civili ma sterili – cipollate e fritture, aerosol marini e spezie mediterranee.  Rivedono i vecchi amici che non hanno avuto voglia, coraggio o mezzi per volarsene via, o sono rimasti impigliati nell’attività che il papà gli ha lasciato o gli ha procurato; e a loro, che li invidiano, raccontano quanto stanno bene fuori. Ritrovano mamme pronte ad ammazzarsi di lavoro in cucina perché non ripartano con qualche desiderio insoddisfatto. Genitori felici di rivederseli per casa, di una felicità che ha già la morte dentro perché sa che tutto questo durerà poco e lascerà dietro il solito vuoto.

Certo, andarsene dispiacerà  anche ai “ragazzi”: ma la stessa realtà di cui si ubriacano nei pochi giorni di full reimmersion, gli dimostra quanto hanno fatto bene a scapparsene via.  Loro ripartono con le batterie cariche.  Sono quelle di chi resta, a rimanere a terra.

CARLO BARBIERI

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