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Le bombe su San Lorenzo sganciate "alla cieca"

roma 1943

ROMA Frasi terribili, che spuntano fuori dai file dell’intelligence Usa sulle missioni aeree della Seconda guerra mondiale rimasti nascosti nei meandri degli archivi: «Bombs were not confined to target area» («le bombe non sono rimaste all'interno dell’area obiettivo»). Un'ammissione e una conferma, 75 anni dopo, degli «errori» che trasformarono il primo bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 in una carneficina degli abitanti del quartiere di San Lorenzo, con migliaia di morti.

Una densa coltre di fumo

Obiettivo del raid degli Alleati erano gli snodi di smistamento ferroviari, in particolare quello di Tiburtina. Ma, come si evince da un report del 97° Bombardment Group americano, gli ordigni finirono fuori obiettivo e «some crews reported dense pall of smoke made any exact observations impossible» («qualche equipaggio ha riferito di una densa coltre di fumo che rendeva impossibile qualsiasi osservazione precisa»). In quella «coltre di fumo», dopo la primissima ondata di bombardieri, le successive lanciarono alla cieca i loro micidiali carichi.

Le "Fortezze volanti"

Il report - riferito agli Squadroni 340, 341, 342 e 414, che furono solo una piccola parte degli imponenti stormi mobilitati dalla Strategic Air Force americana nell’attacco sulla Capitale - annota il decollo di quaranta B-17, le gigantesche “Fortezze volanti”, avvenuto alle ore 7.55 (con due velivoli rientrati, 37 in azione e uno «missing»). Viene poi indicato che il bombardamento ha avuto inizio alle 11.43 e sono state sganciate 456 bombe da 500 libbre (circa 226 kg) da una quota di 22.500 piedi (6.858 metri), un po’ più in alto dei famosi “Twenty angels” (“Venti angeli sopra Roma”) di quota 20.000 piedi.

Oscurati dal fumo

Quanto ai «risultati», «le bombe non sono rimaste all'interno dell’area obiettivo - specifica il report - ma non sono andate oltre le 500 yards (457 metri) verso Ovest e le 300 yards (274 metri) verso Nord. In generale l’obiettivo è stato ampliato rispetto a quanto pianificato con una leggera concentrazione verso la parte Sud». Infine la nota sugli «estesi incendi» e sulla «densa coltre di fumo» che occultava completamente la vista del terreno. Un velo persistente, tanto che in un altro report - corredato di immagini e riferito alle ricognizioni post missione - si legge: «Le aree delineate erano oscurate dal fumo e non è stato possibile contare con precisione le esplosioni avvenute al loro interno».

LORENZO GRASSI

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