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Casella, il "Magnifico" adesso non si ferma più

Kickboxing

KICKBOXING Ha appena piegato ai punti il rumeno Alex Negrea in un incontro che si è svolto al Foro Italico nell'ambito dell'International Challenge Bellator: il fighter Gabriele Casella, "il Magnificent", del team Sap Fighting Style, va quindi avanti sulla sua strada vittoria dopo vittoria. Il suo match era uno dei più attesi, insieme a quello vinto da Giorgio Petrosyan contro l’azerbaigiano Allazov. Ventiquattro anni, romano, Gabriele parla con Metro del suo momento magico. E dei suoi prossimi obiettivi. 

La vigilia del combattimento è stata preceduta da qualche provocazione. Si aspettava poi una vittoria così netta?
Per quanto riguarda le provocazioni posso dirle che sono consapevole che si fanno per aumentare l’attesa: ma a mio avviso diventano questioni secondarie, perché alla fine è sempre il ring a parlare. Ed il match è stato a senso unico. Io sono un tipo concreto, non accetto questo tipo di provocazioni, cose come il faccia a faccia: le parole contano poco. Non partecipo a risse verbali. E comunque, dopo l’incontro, c’è stato il massimo rispetto tra noi: la sfida infatti non è mai con le persone che abbiamo di fronte, non sono dei nemici. Ma vorrei precisare una cosa, se posso.

Prego
Il mio match è stato un prestige fight  molto importante per l'organizzazione, per cui ringrazio molto Carlo Di Blasi. Si è svolto nell'ambito della manifestazione Bellator Roma, parte del Circuito Bellator promosso in Italia da Fight 1. Mi auguro che dopo questa vittoria Fight1 mi dia la possibilità di continuare la corsa per scalare la classifica ISKA.

Parlando del match, nel primo round lei ha fatto esplodere la sua aggressività, nel secondo invece ha diminuito l'intensità ed ha governato l'incontro con la tecnica: tattica studiata a tavolino?
Sì: nulla è lasciato al caso in questi combattimenti. Con il mio maestro abbiamo preparato il match ed avevo una strategia chiara. Il mio avversario ha una grande fisicità: quindi ho dovuto sfrutatre sfruttare le leve lunghe, i colpi diretti, ho cercato di non farlo avvicinare. Adattarmi alle caratteristiche del mio avversario: fa parte del mio modo di combattere del resto.

 
Ho una curiosità. La chiamano "Magnifico", da dove viene questo soprannome?
Da Valerio Lamanna (il più importante ring announcer italiano degli sport da combattimento e della boxe, ndr), per il mio interesse verso il  mondo rinascimentale, all'idea che si possa dare valore allo studio delle arti, ed in particolare all'interesse per la figura di Lorenzo il Magnifico, appunto.

Confesso che di tutto mi sarei aspettato di palare con un fighter, meno che del Rinascimento.
Non voglio fare il tuttologo, per carità. Ma secondo me è molto importante ricordare chi siamo e sapere dove vogliamo andare. Mettiamola così.

Ultimamente, dopo un combattimento, lei ha anche detto «sono contro la violenza»
Ed è così. Questo sport è molto lontano dalla violenza. I violenti sono quelli che non rispettano le regole, la violenza è superare i limiti, fare del male a qualcuno a sua insaputa. In questo sport ci sono delle regole chiare, ed oltre quelle tutti si rispettano. Non c’è violenza sul ring e nemmeno sugli spalti.

Domanda obbligatoria: prossimo obiettivo?
Il Bellathor a 75 chili, non mi dispiacerebbe. Credo che sia un obiettivo alla mia portata.

Di lei si dice che è uno dei combattenti più spettacolari. È vero?
Sì, e la conferma è venuta proprio nell’ultimo combattimento: il mio match, a detta di tutti, è stato il più spettacolare. Per me è una doppia vittoria.

Quanto la aiuta combatetre a Roma?
È la mia città. Combatto qui due o tre volte l’anno, ed è sempre molto bello vedere persone che hai incontrato nel fiume della vita che sono venute lì, a tifare per te.   

A.B.

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