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Nave Diciotti, un’Odissea sbloccata da Mattarella

Migranti

TRAPANI C’è voluta una telefonata del Quirinale in serata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte - e un intervento di quest’ultimo sui ministri Salvini e Toninelli - per mettere finalmente fine all’Odissea della nave Diciotti, tenuta per tutta la giornata di giovedì prima davanti al porto di Trapani e poi ferma in banchina con ordine - del ministro dell’Interno, Matteo Salvini - di non far scendere nessuno dei 67 migranti a bordo, fra i quali anche donne e bambini. «Sto aspettando di sapere se su nave Diciotti ci sono delinquenti - ha ribadito più volte Salvini dal vertice di Innsbruck - da ministro e da cittadino prima di far sbarcare chiunque, vorrei sapere chi c’è a bordo».

Appello umanitario

Per tutto il pomeriggio le organizzazioni umanitarie presenti al molo di Trapani (Intersos, Medici Senza Frontiere, Oim, Save the Children, Unicef e Unhcr) avevano espresso «profonda preoccupazione» per il ritardo nello sbarco dei migranti in mare da cinque giorni. Tutto ruota intorno a quanto avvenuto a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa l’8 luglio scorso, con la presunta rivolta in mare da parte dei migranti che non volevano rischiare di essere riportati in Libia. I magistrati trapanesi, guidati dal procuratore Alfredo Morvillo hanno studiato gli esiti delle indagini e le testimonianze raccolte soprattutto tra l’equipaggio del cargo. Nel frattempo Salvini ha ripetutamente negato ogni autorizzazione allo sbarco, avvertendo che «se qualcuno lo fa, se ne assume la sua responsabilità». Poi la svolta, con l’intervento indiretto di Mattarella. In nottata il via allo sbarco, con Palazzo Chigi che conferma l’identificazione di tutti i migranti a bordo e fonti del Viminale che esprimono «stupore» per la telefonata del presidente della Repubblica e «rammarico» per la decisione della procura di Trapani di non emettere alcun provvedimento restrittivo.

METRO

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