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«Una rivolta a bordo del rimorchiatore»

Migranti

ROMA Tensione nel governo sul caso del “Vos Thalassa”, il rimorchiatore d’altura che ha soccorso 67 migranti al largo delle coste libiche, poi trasbordati su nave Diciotti. Il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, ha giustificato l’intervento della Guardia costiera con la necessità di proteggere l’equipaggio del rimorchiatore dalle minacce di un paio di «facinorosi», ma il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, avrebbe voluto confermare comunque il divieto di attracco. Il nuovo caso è esploso lunedì sera, quando è arrivata la notizia che il “Vos Thalassa” aveva salvato una sessantina migranti «anticipando» l’intervento della Guardia costiera libica. Immediato il no allo sbarco in Italia del Viminale, ma poi si è scoperto che i migranti da ore viaggiavano a bordo di un’unità della Guardia costiera, intervenuta «a tutela dell’equipaggio».

Vertice con Conte

Matteo Salvini - incontrando il premier Conte e i ministri di Maio e Toninelli - ha ribadito che «la Guardia costiera italiana non può sostituirsi a quella libica, soprattutto se i colleghi africani sono già entrati in azione». Ma è la stessa Guardia costiera italiana a spiegare che i migranti salvati dal “Vos Thalassa” si erano ribellati e avevano minacciato e sequestrato l’equipaggio perchè non volevano tornare in Libia. «Se qualcuno ha fatto qualcosa che va al di là della legge - ha sottolineato Salvini - se sbarca finisce in galera, non in un centro d’accoglienza».

Vigilia del vertice di Innsbruck

La crisi dei migranti e i rischi per la tenuta di Schengen saranno al centro della riunione informale dei ministri dell’Interno dell’Ue in programma domani a Innsbruck, in Austria. Più di uno i nodi da affrontare: come e dove strutturare le “piattaforme regionali di sbarco” in Africa; la creazione di “centri controllati”; come gestire i “movimenti secondari” dei richiedenti asilo; come proteggere le frontiere esterne. Il tutto mentre Berlino minaccia di chiudere le frontiere ai migranti “secondari” innescando una reazione a catena in Austria e quindi al Brennero, con il rischio di far saltare la libera circolazione di Schengen.

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