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Si è dimesso anche Johnson Theresa May in difficoltà

Brexit

Si è dimesso il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, terzo ministro in meno di ventiquattr'ore a lasciare l'esecutivo di Theresa May, in polemica sulla Brexit.  Anche il capo del Foreign Office lascia in dissenso con la linea immaginata dalla premier per la futura relazione tra Regno Unito e Unione Europea, un piano considerato troppo morbido perché contempla ancora l'unione doganale e il mercato unico. Le dimissioni di Johnson, che da ore era rinchiuso con i suoi più stretti collaboratori, era nell'aria e sono il tentativo di mettere in ulteriore difficoltà la premier. 

Hunt. Jeremy Hunt è il nuovo ministro degli Esteri del Governo May, in sostituzione di Johnson. Hunt è stato finora ministro della Sanità. "La Regina Elisabetta - informa il Governo britannico - è stata lieta di confermare la nomina".

Falchi. Dunque si sono dimessi l'uno dietro l'altro il segretario per la Brexit, David Davis, il suo numero due Steve Baker, e a distanza di nemmeno ventiquattr'ore, anche il ministro degli Esteri, Boris Johnson, falco dei brexiter. Venerdì, il governo conservatore ha definito un piano di futura relazione che prevede la creazione di un mercato unico e l'unione doganale: non è piaciuto a chi pensa sia una strategia di compromesso, che lasci poco spazio alla Camera dei Comuni per stilare le future relazioni commerciali future del Regno Unito. Al posto di Davis, May ha nominato Dominic Raab, astro nascente del partito conservatore, euroscettico, sostenitore di Leave durante la campagna per il referendum, a cui adesso toccherà il compito di negoziare con Bruxelles.

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