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Azzardo del Pallon Volante nell’estate di 230 anni fa

mongolfiera

ROMA «Restò Lunardi a terra come un ciuccio e andò con Giove a ragionar Carluccio». Questa “pasquinata” ricorda un episodio avvenuto 230 anni fa a Roma, quando il 34enne ufficiale del Genio Vincenzo Lunardi, originario di Lucca, provò a diventare il primo aeronauta nei cieli della Città Eterna a bordo del suo Pallon Volante. Destino volle però che a decollare al suo posto, involontariamente, fosse il romano Carlo Lucangeli, volato via nella notte.

Il primo test in Inghilterra

Lunardi, ufficiale nell’esercito del Regno di Napoli, era stato nominato segretario dell’ambasciatore in Inghilterra. Qui nel 1783 era venuto a conoscenza delle imprese dei Fratelli Montgolfier. Subito si era messo all’opera e un anno dopo, il 15 settembre 1784, grazie ad un pallone gonfiato con idrogeno, aveva stupito la Corte inglese prendendo il volo da Chelsea. Tornato in patria, aveva provato invano a ripetere l’impresa nella natia Lucca e a Napoli. Fu nell’estate del 1788, però, che l’intraprendente ufficiale decise di fare il grande passo, offrendosi di «andare in aria» nella città di Pio VI.

L'Anfiteatro tutto esaurito

L’evento elettrizzò i romani di ogni censo, che corsero ad acquistare i biglietti a suon di zecchini e paoli per il «prodigioso spettacolo» in programma l’8 luglio all’Anfiteatro Correa (Mausoleo di Augusto). Il denaro raccolto dalla vendita di palchetti e loggiato fu messo da parte, perchè se Lunardi non fosse «andato in aria» avrebbe dovuto restituirlo. Quasi una premonizione. La sera del grande giorno il pubblico cominciò ad affluire dalle 19. Lunardi - come narra la cronaca della Gazzetta di Parma - aveva annunciato che dalle 20 avrebbe iniziato le operazioni di gonfiaggio, per prendere il volo alle 22. Ma alle 23.30 il pallone non era ancora abbastanza pieno. Il malumore iniziò a serpeggiare tra i presenti e la situazione sfuggì di mano.

Ovazione nella notte

Nel caos di gente e aiutanti che si affaccendavano intorno al pallone, poco prima di mezzanotte, il romano Carlo Lucangeli salì a bordo «per provare se il Globo fossesi inalzato per essere una persona di piccola statura». Forse per un colpo di vento, forse per un errore di manovra o forse - aggiungono i più maligni - per un atto deliberato di Lunardi, fatto sta che il pallone spiccò il volo accompagnato da un’ovazione.

La discesa sul fico

Il malcapitato si trovò a vagare in cielo per più di un quarto d’ora, sino a quando una perdita d’aria fece abbassare il pallone sopra un orto vicino via Urbana. Qui Lucangeli afferrò il ramo di un fico e abbandonò il Globo. Lunardi si vide costretto a restituire l’incasso, ma l’episodio gli valse una grande notorietà; mentre il “piccolo” Lucangeli - primo vero aeronauta capitolino - finì presto dimenticato da tutti.

LORENZO GRASSI

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