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Quella violenza dilagante tra bullismo e baby gang

SOCIETA'

MILANO «Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni». La definizione asettica è di Dan Olweus, norvegese, uno dei maggiori studiosi del fenomeno. Ma bullismo sono soprattutto le storie di Antonio, Aurora, Giovanni, Andrea e altri raccontate con il cuore in gola nel libro del giornalista Antonio Murzio “Educati alla violenza. Storie di bullismo e di baby gang” (Imprimatur) che unisce testimonianze  e analisi scientifica, grazie anche al contributo della psicologa Maura Manca, presidente dell'Osservatorio nazionale adolescenza.
Un esame approfondito che scandaglia il fenomeno con il piglio dell’inchiesta giornalistica, e si rivela strumento utile per riconoscere disagio e malessere e intervenire così in tempo. Perché la questione cruciale è questa: «Comunemente quando si pensa al bullismo ci si riferisce soltanto a due tipi di soggetti coinvolti: i bulli e le vittime - scrive Murzio- In realtà esiste una terza categoria, gli spettatori che, anche se non prendono parte attiva agli atti di prepotenza, assistono e svolgono comunque un ruolo importante nella legittimazione di tali condotte». Nelle testimonianze raccolte  la parte più agghiacciante riguarda infatti l’indifferenza degli spettatori, i compagni, ma anche gli insegnanti, che minimizzano o non sanno riconoscere i segnali. Mentre invece il fenomeno è in allarmante crescita e soprattutto sempre più precoce: nella fascia tra gli 11 e i 13 anni il 30 per cento dei preadolescenti, è stato vittima di bullismo tradizionale e il 10 per cento di cyberbullismo. Una violenza subdola e dilagante, che deflagra nell’altro fenomeno trattato da Murzio, quello delle baby gang e degli adolescenti arruolati nelle organizzazione criminali. In appendice codice penale alla mano, si descrivono quali sono i reati legati al bullismo che investono carnefici e spettatori. Un viaggio documentatissimo nella devianza dei più piccoli, per evitare che accada quello che racconta Aurora, 13 anni, parlando dei suoi compagni di classe: «La cosa brutta che mi hanno fatto è stato mandarmi un messaggio scrivendomi: quand’è che muori? Perché quando morirai noi faremo una grande festa».

PAOLA RIZZI

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