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Napoleoni: «E' Moon il vero stratega»

singapore summit

Loretta Napoleoni, autrice di “Kim Jong-Un. Il nemico necessario”(ed. Rizzoli, pp. 260- 19,50 euro) aveva previsto l’accelerazione dei negoziati tra Usa e Corea del Nord, quando Kim Jong-un con un colpo di scena aveva avviato la diplomazia delle Olimpiadi.
Cosa dobbiamo aspettarci dal summit di Singapore?
«Si accorderanno sul processo di pace, ma si dovranno rivedere, non sarà un incontro decisivo, ma utile per le strette di mano, le foto. È un primo incontro e sarà comunque una vittoria che Trump si porterà a casa, la fine della guerra».
C’è il  nodo del nucleare: è plausibile che Kim accetti la denuclearizzazione?
«Kim non accetterà mai, su questo mi pare difficile che si raggiunga un accordo come vorrebbe Trump e non si capisce perché lui insista su questo punto: ti do la protezione se tu mi dai le armi. Kim ha già congelato il suo programma nucleare. Impensabile che rinunci del tutto. Si potrebbe pensare ad una soluzione alla pakistana: si smontano le bombe e si mettono i pezzi in posti diversi monitorati».
Non c’è un rischio di impasse su questo punto?
«Dipende da Trump, ma i veri registi dell’operazione sono la Cina e il presidente sudcoreano, MoonJae-in, l’unico vero grande statista in questa vicenda che lascia agli altri la ribalta ma agisce nell’ombra. Quando Trump voleva far saltare tutto, Moon lo ha spiazzato ed è andato da Kim, a quel punto Trump non ha più potuto tenersi fuori».  
L’altro attore nascosto è la Cina.
«Certo. Dal punto  di vista culturale abbiamo un cow boy che si scontra con gli eredi della cultura millenaria dell’Estremo Oriente abituati ad agire sottotraccia, non credo ci sia niente di più lontano».
Moon il vero stratega, e Kim?
«Nel 2017 ha completato il programma nucleare e tenuto sulla corda Trump, poi ha seguito la leadership di Moon. Direi molto pragmatico e flessibile, anche se poi Trump dirà che è tutto merito suo, anche se non è vero».
I vantaggi?
«La pace innazitutto, con la firma del trattato di pace a 65 anni dalla fine della guerra (conclusasi solo con una tregua ndr). Poi per gli industriali sudcoreani il vantaggio di una cooperazione per la modernizzazione del Nord. Ma i vantaggi sono globali, grazie all’accesso alle ricchezze minerarie del Nord. E poi, non secondario, gli effetti probabili che la modernizzazione avrà su un maggior rispetto dei diritti umano in Corea del Nord».   
 PAOLA RIZZI

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