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"QE, la fine crea tensione Attenzione al debito"

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La fine del Quantitative easing "è un elemento di gravissima tensione, non bisogna mai mai immaginare di aumentare il debito pubblico". E' l'avvertimento lanciato dall'a.d. di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, al congresso Uilca. "La fine del programma di Quantitative easing è oggettivamente un elemento di gravissima tensione - afferma - che deve essere sottoposto a chi dovrà lavorare sulla prossima legge finanziaria, ma non bisogna mai mai immaginar di aumentare il debito pubblico, questa è la condizione per mettere in difficoltà i risparmiatori e far accelerare lo spread. In un percorso virtuoso di riduzione del debito lo spread tenderà a diminuire. Oggi il differenziale rispetto alla Spagna, Grecia e altri paesi è completamente infondato, c'è uno scollamento totale tra spread e forza dell'economia reale". 

Spread in rialzo. Chiusura in forte calo per la Borsa al termine di un'altra seduta difficile, in cui si sono riproposti tutti i fantasmi che turbano i sonni degli operatori da almeno un mese. L'indice Ftse Mib ha segnato un ribasso dell'1,89% a 21.355 punti, dopo aver toccato anche il -2,1%, All Share sul -1,84%, il tutto in una giornata in cui gli altri mercati europei sono rimasti in linea di galleggiamento, con poche variazioni. A far precipitare Piazza Affari il micidiale cocktail rappresentato dalla crescita dello spread, oggi rimasto a livelli di guardia chiudendo  a un passo dai 270 punti con il rendimento del decennale italiano al 3,14%. Un peggioramento del differenziale rispetto anche alla Spagna, dal possibile annuncio la prossima settimana da parte della Bce della fine del Quantitative easing, e dal tema dazi che sarà al centro del G7 in Canada. 

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