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Cantet: «Nel mio Atelier passano le paure dei giovani»

L'Atelier Laurent Cantet

CINEMA Inizia sulle immagine di un videogame, cavalca sino a un giovane che spara alla Luna ma il racconto più che di azioni è un racconto di parole.  «Usa l’immaginazione per far diventare la vita quotidiana un’avventura» dice l’affermata romanziera che a un pugno di ragazzi di ogni colore e di ogni provenienza insegna la scrittura come un approccio alla vita. È così che attraverso un workshop estivo il grande Laurent Cantet ne  L’Atelier   (da oggi in sala, dopo il passaggio al 70° festival di Cannes) racconta i terremoti sociali della contemporaneità  in un fazzoletto di Francia, Le Ciotat (dove i fratelli Lumière inventarono il cinema), sospeso tra ricordi di passate battaglie operaie e paure dell’oggi. Paure dei più giovani cui nulla importa del passato ma tutto del presente che odora di violenza e di sangue.

Come lo spiega Cantet?
«I giovani  non vogliono farsi carico del passato che non gli appartiene. Oggi devono confrontarsi con altri problemi di cui parlo senza giudicare e per me la storia diventa un thriller nello svilupparsi del rapporto tra la scrittrice e l’allievo più dotato ed inquieto»

E di quali problemi si parla?
«Del trovare il proprio posto in un mondo che ha per i giovani una scarsa considerazione;del confrontarsi con una societa` violenta e lacerata da terribili questioni politiche e sociali,del  terrorismo e dell’affermazione dell’estrema destra».

 

SILVIA DI PAOLA

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