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Quegli alunni scrittori (e l'editore è la loro scuola)

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TORINO Una scuola media statale italiana che diventa casa editrice, vende i suoi libri su Amazon e investe i proventi per arricchire il catalogo letterario della sua biblioteca. Quello che succede alla “Ugo Foscolo” di Torino è un bell’esempio di buona scuola, dove l’intraprendenza di una giovane insegnante di lettere - che è scesa dalla cattedra per dare voce ai ragazzi - insieme a un progetto di digitalizzazione finanziato con i fondi  europei, ha permesso di realizzare in pochi mesi il sogno di tanti ragazzi. Diventare scrittori. Metro ha parlato con la loro musa, la professoressa Verena Lopes, 38 anni, siciliana.  

Professoressa, “nomen omen” dicevano i latini. Il destino della scuola “Ugo Foscolo” non poteva che essere quello di formare giovani scrittori... Come nasce il vostro progetto?
«Nasce a febbraio dello scorso anno da un’idea dei ragazzi di due classi a sperimentazione digitale di I media. Dopo aver finito un’unità didattica sulla favola, ho proposto una verifica: dovevano elaborare una favola in 20 minuti.  I ragazzi stessi, dopo aver letto in classe quello che aveano scritto, hanno sentito l’esigenza di condividerlo con altri coetanei. Essendo una scuola digitale, ho pensato di farne un e.book rivolto soprattutto ai bambini delle elementari».

Quanti libri avete già pubblicato?
«Siamo a sette titoli pubblicati e altri in preparazione. L’ultimo si intitola “Sii social”, un manuale per l’uso responsabile dei social pensato dai nativi digitali per nativi digitali. Quando ho deciso di utilizzare la didattica digitale in maniera massiva, ho contattato la dottoressa Lucia Urgese, psicologa dell’Universià di Torino. Sono stati fatti dei focus group e poi è nato il manuale».

Quanti libri avete venduto e come utilizzate  i guadagni?
«Non ne abbiamo ancora venduti molti, ma quello che entra serve a finanziare la biblioteca della scuola. Insomma, il ricavato deve essere reinvestito in educazione alla scrittura e alla lettura».

Un sogno per la scuola Ugo Foscolo?
Il sogno è poter stampare i libri della Ugo Foscolo anche in cartaceo. Naturalmente deve essere tutto autofinanziato, magari attraverso il crowdfunding.

E un sogno per la scuola italiana?
Promuovere la creatività, ma anche la fattività. Quello che auspico è che i miei colleghi capiscano che i nostri alunni inizieranno a lavorare  almeno nel 2030, un tempo per noi adulti lontanissimo. Dobbiamo prepaparali a quello di mondo.

SERENA BOURNENS

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