Spettacoli

«Tutti all’Hotel Gagarin per imparare a sognare»

Luca Argentero Hotel Gagarin

CINEMA L’Armenia innevata come punto di fuga e come punto di partenza. Soprattutto come luogo in cui coltivare sogni. Perché proprio l’Armenia? Strano ma vero: «Perché mi ricorda l’Italia degli Anni ‘50 in via di ricostruzione, fatta a pezzi ma ancorata a molti valori». Così risponde Simone Spada, 20 anni da aiuto regista in film e fiction, con Caligari per Non essere cattivo, con Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot, con Zalone per le prime commedie e ora dietro la macchina da presa da solo per Hotel Gagarin (in sala dal 24), travolgente viaggio a 20° sotto zero in cui poveracci con la faccia di Giuseppe Battiston, frustrato prof che sogna il cinema, Claudio Amendola, tuttofare in cerca di futuro, e Luca Argentero, accanito fumatore di erba perseguitato dai creditori, cercano una via d’uscita. Ma ciò che conta è che ognuno di loro capirà che cosa significa sognare. Proprio lì, in mezzo al nulla gelato.

«Il sogno è portatore di speranza e di positività ma, come la felicità, è sempre qualcosa che non dipende solo da te ma anche dalle circostanze, per esempio io so da quando sono stato male che non ci starò più perché oggi sono meno a rischio» dice Amendola parlando della sua idea di felicità.
E Argentero: «Io invece ho sempre creduto che la felicità dipenda anche da te, è una mia propensione naturale ma è anche in impegno quotidiano, non cade dal cielo, bisogna lavorarci».

 

 

SILVIA DI PAOLA

 

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