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Legge 194, in 40 anni aborti crollati

Legge 194

Quarant’anni dopo, gli ultimi dati ufficiali  disponibili relativi al 2016 dicono questo: dall’approvazione della legge 194  sull’interruzione volontaria di gravidanza, il 22 maggio 1978, gli aborti in Italia si sono crollati, erano 233.976 nel 1983, 84926 nel 2016.  Particolarmente basso il tasso di abortività tra le minorenni italiane rispetto alle coetanee europee: il 3,1 per mille. Un terzo riguarda donne straniere. In lenta crescita il ricorso all’aborto farmacologico, utilizzato nel 15,7% dei casi anche se varia molto da regione a regione. Una costante preoccupante riguarda l’obiezione di coscienza, che rende off limits dall’applicazione della legge alcune regioni italiane come la Basilicata (88%) mentre la media si attesta sul 70% (vedi grafico). Una delle quote più alte in Europa: in Gran Bretagna è il 10%, in Francia il 7% , in Germania il 6%, in Svezia zero. «Il Consiglio d’Europa nel 2014 e nel 2016 ha accertato la violazione del diritto alla salute delle donne, a seguito dei reclami di Cgil e Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78 ndr) per l’alto numero di obiettori, conclusi entrambi con la condanna dell'Italia» ricorda Loredana Taddei, responsabile Politiche di Genere della Cgil.
È cambiato qualcosa dopo queste condanne?
Nulla, nemmeno  dopo che nel 2017 anche il Comitato per i diritti umani dell’Onu ha denunciato il nostro Paese per lo stesso motivo. E le cose rischiano di peggiorare.
Come mai?
Mano a mano che vanno in pensione i ginecologi più anziani,  più legati alla battaglia della legalizzazione, non vengono rimpiazzati.
La legge ha bisogno di un tagliando per alcuni.
Ogni legge può essere migliorata ma nel caso della 194, che è comunque un’ottima legge, le spinte abolizioniste di una parte lo sconsigliano: la 194 non si tocca. Sull’autodeterminazione della donna non si torna indietro.
È scomparsa la piaga dell’aborto clandestino?
La 194 ha salvato la vita a migliaia di donne. Ma il rischio resta se è difficile accedere ai servizi, soprattutto per le donne migranti. Tra l’altro il reato è stato depenalizzato ma la sanzione è passata da 51 a 10mila euro. La migrante con complicanze dopo un aborto clandestino si guarderà bene dal rivolgersi all’ospedale.

PAOLA RIZZI

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