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Animali in trappola In Italia c’è il business

Ecologia

ROMA. Per dimensioni e giro d’affari, è la quarta forma di crimine al mondo, piazzandosi subito dopo droga, beni contraffatti e traffico esseri umani. È il traffico di natura, a cui il Wwf ha appena dedicato un fitto dossier.  “Bracconaggio Connection”, ovvero un  giro d’affari da 23 miliardi di dollari l’anno “fatturati” solo dal prelievo e dal commercio illegali di specie selvatiche, a cui si  aggiunge la pesca illegale che vale tra gli 11 e i 30 miliardi di  dollari l’anno e il taglio illegale di foreste (12-28 miliardi di  dollari l’anno).  Calcolando anche l’estrazione di risorse minerarie e il commercio e scarico di rifiuti tossici, il saccheggio illegale di natura  vale 213 miliardi di dollari l’anno. 

7 mila specie  minacciate

Tra bracconaggio e commercio illegale, il traffico di natura minaccia ben 7 mila specie nel mondo. Elefanti, trichechi e persino ippopotami, cacciati per i loro denti, vengono decimati per ricavarne avorio. Un business globale che si avvale di reti criminali organizzate e che in parallelo svolgono altre attività, dalle armi alla droga.

In Italia

Il fenomeno colpisce anche l’Italia dove ad essere minacciati sono in particolare specie migratrici, lupi e orsi. Quattro le aree calde identificate dal Wwf: le valli bresciane e bergamasche, vera e propria trappola per piccoli uccelli e rapaci; il Delta del Po, dove ad essere minacciati sono uccelli acquatici e specie di acqua dolce; il “triangolo della morte” per il lupo tra Toscana, Marche e Romagna; i monti della Sicilia, qui ad essere a rischio sono rapaci rarissimi come l’aquila di Bonelli, il falco lanario e il capovaccaio, i cui piccoli o uova vengono venduti sul mercato nero (soprattutto arabo) per  migliaia di euro. 

Cosa fa il Wwf

In queste aree il Wwf vuol rafforzare sia gli interventi di controllo e sorveglianza sul territorio munendo le guardie volontarie di attrezzature sempre più all’altezza dell’evoluzione tecnologica dei bracconieri; ma vuole svolgere anche un’attività di sensibilizzazione e educazione consentendo, in alcune aree di “conflitto”, a specie simbolo come orsi e lupi di convivere pacificamente con le attività umane. 

Il nodo: l’impunità

Il nodo  resta quello dell’impunità relativa che ancora persiste in Italia in caso di bracconaggio: la richiesta del Wwf è quella di «riformare il sistema sanzionatorio penale e introdurre il delitto di uccisione di specie protetta quando si tratta di uccisione, catture illegali, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette dalle leggi italiane, europee o internazionali».

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