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Inferno a Gaza Ambasciata Usa a Gerusalemme

Medio Oriente

Medio Oriente Condannata dai palestinesi e celebrata da Israele, la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, confermandone di fatto il riconoscimento di capitale d’Israele, ha riportato alle stelle la tensione in Medio Oriente. In occasione dell’inaugurazione, avvenuta ieri pomeriggio in una città blindatissima, l’inferno si è scatenato lungo il perimetro che separa Israele dalla Striscia di Gaza. Quarantamila palestinesi si sono infatti radunati alla frontiera e hanno lanciato pietre in direzione dei soldati israeliani, che hanno risposto sparando. Il bilancio, destinato ad aggravarsi di ora in ora, è di oltre 50 morti, fra cui vari minorenni, e duemila feriti (per lo più intossicati da gas lacrimogeni), anche donne e bambini. Quello di ieri è stato il giorno più sanguinoso nel conflitto israelo-palestinese dalla guerra del 2014. Il governo israeliano è responsabile di un «terribile massacro» a Gaza, ha accusato il governo palestinese.   «Continueremo su questa linea fin quando non saranno raggiunti i  diritti del popolo palestinese», ha detto ieri Ismail Radwan, esponente di Hamas citato dal sito web di The Times of Israel. Hamas «sta guidando un'operazione terroristica, mascherata da mobilitazione popolare», la risposta del portavoce militare israeliano. 

 Trump: “Grande giorno”

Alla cerimonia di inaugurazione non ha preso parte Donald Trump (presente invece la figlia Ivanka), che su Twitter ha salutato raggiante il trasferimento della sede diplomatica da Tel Aviv nella città santa: «Un grande giorno per Israele». «La nostra più grande speranza è per la pace», ha detto poi il presidente Usa in un messaggio  video, trasmesso durante la cerimonia. Calorosi ringraziamenti sono stati espressi  dal premier israeliano: «Riconoscendo Israele, presidente Trump, hai scritto la storia», ha detto Netanyahu alla cerimonia.  Fra i  32 Paesi che hanno preso parte all’evento, quattro i Paesi europei - Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania - nonostante la condanna di Bruxelles. 
  Al Zawahiri : “Jihad”
 “Tel Aviv è anche una terra di musulmani”. È questo il video con il quale il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha lanciato ieri un appello alla jihad, sottolineando che Trump, «è stato chiaro ed esplicito, e ha rivelato la vera faccia della Crociata moderna: l’essere accomodante non funziona con loro, ma solo la resistenza attraverso la jihad».

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