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Ogni donna in amore è «una bambina nel buio»

Libri/Boralevi

ROMANZI Un giallo che si dipana tra diversi registri, con un ritmo voltapagina che finisce all’ultimo capitolo, quando, nel 2017, scopri la verità inaudita che si cela nel giallo che ha avvolto per 35 anni Moreschina, undicenne scomparsa misteriosamente a una festa in una villa veneziana a metà degli anni Ottanta. Il lusso sfarzoso, la mondanità dei genitori della bambina, non sembrano far presagire la tragedia. Antonella Boralevi, scrittrice, opinionista, nel suo ultimo romanzo “La bambina nel buio”, Baldini & Castoldi, (p. 593, euro 20) dietro la facciata e il lussi sfarzoso di palazzi principeschi, mette il dito nella piaga dei sentimenti…

Come ha scritto questo romanzo?
Per un mese e mezzo dalla mattina fino a mezzanotte. E’ una vicenda che mi ha preso tantissimo, anche perché è una storia che avrei voluto leggere…

Chi è la bambina nel buio?
Ogni donna. Parlo di quei momenti in cui credi che nessuno ti possa aiutare, non vedi via d’uscita. Succede nel lavoro, nell’amicizia, nell’amore, nel rapporto con i nostri figli.

Tra matrimoni infelici, infedeltà, cinismo c’è anche una storia d’amore…
Si, racconta anche la storia di un sentimento importante che nasce. Ma la domanda che io mi faccio è: cosa si è disposti a fare per amore? Le donne per amore fanno ogni tipo di sacrificio, anche cose che ci mettono in pericolo, ci creano vergogna e ci fanno pagare prezzi altissimi.

Donne che amano troppo?
Sì. Ci raccontiamo che va tutto bene anche quando non è così. Ignoriamo, non vediamo le caratteristiche sbagliate di un uomo. Freud parlava di rimozione.

Nella festa che apre la storia c’è già tutta la superficialità delle persone, i rancori, l’ipocrisia di certi legami familiari . Com’è diventata così esperta dei sentimenti?
Ho letto tantissimi classici sin da bambina, grazie alla biblioteca di casa della mia bisnonna. Certo, bisogna stare attenti a non confondere la realtà con la fantasia. Capire che c’è un narratore che racconta storie. E che non bisogna raccontarsele, invece, le storie, nella vita reale.

ANTONELLA FIORI

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