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Quando il carnefice è il padre che amiamo

Libri/Gabriel Tallent

Turtle Alveston, una ragazzina di 14 anni, e suo padre Martin. Sono loro i protagonisti di quello che da molti è stato considerato l’esordio dell’anno. Turtle che vive immersa nella natura in un decrepito casolare a Mendocino, nella California settentrionale, consumata da un rapporto totalizzante con un Martin violento, misogino e misantropo. “Mio assoluto amore” di Gabriel Tallent (Rizzoli, p. 413  euro 20) racconta la relazione incestuosa tra Martin e Turtle - sicuramente l’aspetto più sconvolgente di un libro spesso disturbante - ma anche l’emancipazione di questa giovane vittima spiegando nel dettaglio quali sono le dinamiche con un carnefice che “amiamo”.

L’abuso, come quasi sempre accade, non è solo fisico. Turtle è soggetta ad un totale condizionamento psicologico. Che conseguenze ci sono a questo tipo di trauma?
Le vittime di abuso sono sempre diverse una dall’altra: nel caso di Turtle scatta anche la misoginia. Per lei sarà molto difficile avere rapporti con le donne.

Martin non tollera l’indipendenza di sua figlia. Da cosa deriva questo?
Ci sono problemi profondi nella patriarchia e nella misoginia che danno la sensazione all’uomo di dominare l’altro se lo si isola. L’indipendenza della donna viene vista come un problema. E la violenza deriva dal fatto che si pensa che altre persone siano nostra proprietà.

Turtle alla fine riesce a emanciparsi avendo rapporti con altri ragazzi…
Sì, la sua grande sfida per tutto il romanzo è quella di riuscire a lottare per vedere gli altri per come sono, al contrario di Martin che non riesce a concepire gli altri. Lei invece alla fine ci riesce e diventa il coach di se stessa vedendo anche chiaramente la figura del padre.  

Cosa ci insegna Turtle?
Io volevo che la sua dignità e innocenza aiutasse altre persone che si trovano nella sua situazione a sentirsi rappresentate. Spero di esserci riuscito.

ANTONELLA FIORI @aflowerinlife

 

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