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Processo Olivetti nessun colpevole

TORINO AMIANTO

TORINO Sono stati tutti assolti. La Corte d’appello di Torino non ha ritenuto Carlo De Benedetti, il fratello Franco, l’ex ministro Corrado Passera e altri dieci tra manager e dirigenti dell’Olivetti responsabili delle morti di tredici ex dipendenti e delle malattie di due di loro provocate dall’amianto presente nelle fabbriche di Ivrea o nei prodotti da lavoro.

In primo grado i tredici imputati erano stati tutti condannati. Ai fratelli De Benedetti era andata la pena più pesante: 5 anni e 2 mesi di carcere. Secondo gli avvocati, gli imputati non hanno colpe per le malattie che colpirono i lavoratori: l’esposizione all’amianto risale agli anni ‘50, mentre a processo sono finiti manager e dirigenti arrivati dopo il 1978. Alcuni esperti ritengono che l’amianto sia un «acceleratore» della malattia e della morte per il quale i dirigenti diventerebbero colpevoli, ma secondo la Cassazione quel principio è ancora controverso.

«Questa vicenda è una ferita aperta per la città», ha detto il sindaco di Ivrea Carlo Della Pepa. Federico Bellono, segretario Fiom di Torino, definisce il verdetto «un colpo di spugna: decine di lavoratori sono morti per l’esposizione all’amianto in Olivetti e non hanno avuto giustizia». Alla procura di Ivrea, intanto, c’è un’inchiesta per undici omicidi colposi avvenuti dopo l’inizio del primo processo.

ANDREA GIAMBARTOLOMEI
(Nella foto un'immagine d'archivio dello stabilimento di Ivrea)

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