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A Milano l'ex manager che ripensa la pausa pranzo

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Wwworkers è la community dei lavoratori della rete, dipendenti o imprenditori che operano con le nuove tecnologie e che si raccontano su wwworkers.it e su Metro.
In fondo è come tornare bambini, quando si aspettava il piatto fumante a casa della nonna. Nella Milano che non si ferma mai c’è chi prova a farci rallentare, mettendo in contatto tra loro persone che finora non si conoscono. Giovani e anziani, manager e casalinghe, nonne e studenti universitari fuori sede. Partendo da una cosa che alla fine trova tutti d’accordo, soprattutto in Italia: una tavola apparecchiata per il pranzo.
L’intuizione geniale diventata impresa è di Luisa Galbiati, 55enne milanese, mamma di due figli ormai grandi, in tasca una laurea in economia e commercio e un master in marketing, ex imprenditrice e per una buona parte della vita anche manager di una agenzia internazionale di comunicazione.
«L’idea è nata proprio in una fase del mio “cambio vita”, durante il periodo di Expo 2015. Ho ricominciato a lavorare da casa e all’ora di pranzo mi avrebbe fatto piacere scambiare due chiacchiere con qualcuno». Così Luisa ha fatto una indagine di mercato casalinga. Accorgendosi che in tanti avrebbero intessuto con piacere relazioni sociali più ricche durante il break.
Nasce così So Lunch, la prima piattaforma di social eating dedicata esclusivamente alla pausa pranzo e raggiungibile su solunch.it. In fondo è una cucina diffusa. «Chi è a casa pubblica quello che cucina sulla piattaforma. Chi pranza fuori prenota, paga e va a mangiare. Così c’è una integrazione del reddito e una chiara socializzazione», precisa Luisa. Si prenotano così pranzi in una casa privata, mangiando in modo sano e tranquillo.
Siamo tra economia circolare e impresa sociale. Tutto parte dalla piattaforma che lega domanda e offerta, nella logica ormai standardizzata della sharing economy. Ma al centro stavolta c’è l’individuo con la sua pausa pranzo. «Invece di prendere un panino al volo nel bar affollato sotto l’ufficio o vicino all’università le persone possono mangiare come a casa propria», precisa Luisa.
Tutto nasce due anni fa con un crowdfunding da 40mila euro. In questo momento la piattaforma vede 1500 persone iscritte, tra cui 150 chef. «Mettiamo in contatto chi offre con chi cerca, ma lasciamo totale autonomia sul rimborso spese da chiedere. Alla cifra esposta tratteniamo il 10% a chi offre e richiediamo il 15% a chi va a pranzo, che paga anticipatamente con carta di credito o Satispay».
La startup ha partecipato all’European Social Competition di Vienna, arrivando in finale su 1500 progetti di imprenditoria sociale. E poi ha ricevuto il digital award di Regione Lombardia e avviato uno "startup training" in Università Bocconi.

GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti

 

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