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Il parco del Virunga ostaggio delle milizie

Congo

CONGO. «Eroi della natura». Così il Wwf definisce i ranger  che lavorano nel Parco nazionale dei vulcani Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo, diventato il covo di numerosi gruppi armati che minacciano il futuro della più vecchia area protetta di tutta l’Africa. Pochi giorni fa nel remoto rifugio delle ultime specie di gorilla di montagna cinque ranger e una guida sono stati massacrati in un’imboscata attribuita ai miliziani Mayi Mayi. Si è trattato di uno degli attacchi più  gravi degli ultimi anni, in un contesto di scontri pesanti tra gruppi in lotta per il controllo del parco ricco di risorse naturali e agenti di sicurezza. Nella difesa del parco, con una escalation negli ultimi 20 anni, hanno perso la vita ben 175 ranger. Il Virunga (nato nel 1925 per difendere una biodiversità straordinaria tra cui  880 gorilla di montagna) ospita elefanti, ippopotami, okapi e scimpanzè in un’area ricca di risorse naturali che fanno gola ai diversi gruppi armati congolesi, ruandesi e ugandesi che vi hanno trovato rifugio negli ultimi 20 anni. «Sono molti gli interessi economici che si scontrano con la conservazione - sottolinea il Wwf, che lanciò nel 2014 una campagna di denuncia -  il bracconaggio così come l’uso criminale di altre risorse naturali (la legna delle foreste dei vulcani viene illegalmente trasformata in prezioso carbone) serve a finanziare una criminalità diffusa spesso collegata agli interessi dei signori della guerra».

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