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Vivere la montagna ad occhi chiusi

Libri/Giuseppe Festa

Questo libro è stato ispirato da una domanda: come si vive la montagna a occhi chiusi? Lucio nel nuovo romanzo di Giuseppe Festa “Cento passi per volare” (Salani, p. 119, euro 12,90) ha quattordici anni e da piccolo ha perso la vista. Ricorda ancora i colori e le forme delle cose, ma tutto adesso è avvolto dal buio. È in  montagna, dove va spesso con sua zia, che i suoi sensi acutissimi gli mostrano un mondo sconosciuto agli altri. «Ho provato a usare solo descrizioni legate a udito, olfatto, tatto e gusto – spiega l’autore -  e questo esperimento, a lavoro finito, ha rafforzato in me la consapevolezza di quanto sia ricca la diversa normalità di chi non vede con gli occhi».

Come nasce l’idea di una storia con protagonista un ragazzino cieco?
Da un incontro reale con Lucio, un ragazzo non vedente appassionato di animali e di montagna. Un'esperienza che ha spazzato via molti luoghi comuni.
 
 Qual è il rapporto tra Lucio e la montagna?

Il Lucio del libro, che in molti aspetti ricalca il Lucio reale, vive la montagna con grande gioia e intensità. Conoscerlo e passare del tempo con lui è stato un grande privilegio: mi ha fatto riscoprire quei sensi dimenticati che sempre più spesso sono schiacciati dallo strapotere delle immagini.

La montagna è uno scenario ideale per ambientare i libri per ragazzi?
Penso proprio di sì. I ragazzi hanno sempre meno occasioni di vivere la natura e spesso la montagna rappresenta un ambiente sconosciuto e lontano, ma che proprio per questo stimola la loro immaginazione.

In che modo attraverso i romanzi si può divulgare l’educazione ambientale?
Senza essere didascalici, tessendo trame in cui i ragazzi possano riconoscersi ed empatizzare con i protagonisti. Se vogliamo far amare gli alberi a un adolescente, non dovremmo dirgli «Avanti, arrampicati», ma piuttosto arrampicarci noi stessi ed esclamare «È una cosa pazzesca!». Scommettiamo che si arrampicherà anche lui?

ANTONELLA FIORI @aflowerinlife

 

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