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Racconto pedofilia e morte ma senza calcare la mano

Libri/Carmela Scotti

LIBRI Una madre perde un figlio di 9 anni che viene rapito all’improvviso. Anna, la protagonista di “Chiedi al cielo” (Garzanti, p. 380, euro 17,90) grazie a un enorme sforzo di volontà, prova a guardare il dolore dritto negli occhi, e a cercare una verità difficile. Il nuovo romanzo di  Carmela Scotti, già autrice de “L’Imperfetta”, ha una trama che tiene desta l’attenzione con un ritmo che diventa via via più incalzante ma che concede anche soste, spunti di riflessione su argomenti che colpiscono il cuore e la testa dei lettori. 

Al centro del libro c’è il tema della pedofilia. Come si è documentata su un argomento così scottante? 
Raccontare, o soltanto immaginare la violenza subita da un bambino, è difficile e penoso. Prima di iniziare il romanzo, ho letto diversi casi famosi nelle cronache giudiziarie, per capire quale possa essere il meccanismo che muove le azioni e i pensieri di un adulto con quel tipo di “patologia”, e ho cercato di trattare la vicenda senza mai calcare la mano. 

L’altro incredibile dolore per la perdita del figlio è quello che vive Giona, compagno della protagonista. In che modo si consolano a vicenda? 
Giona e Anna sono insieme ma allo stesso tempo soli con i loro reciproci dolori, in un viaggio tormentato dal quale usciranno salvi, intuendo che qualcosa della loro vita precedente è perduta per sempre, ma che qualcos’altro, forse una speranza di vita nuova, sta per cominciare. 

Che differenze ci sono nelle loro diverse reazioni al dolore? 
Giona, è più “fisico”, più rivolto verso l’esterno, come se solo cercando forsennatamente la verità,  potesse restare vivo. Anna, invece, guarda le sue emozioni dritte negli occhi, analizza con lucidità ciò che prova per quanto la vita le ha tolto. 

Che ruolo ha il paesaggio e l’ambientazione palermitana? 
Fondamentale. Palermo, o comunque la Sicilia è una terra ricca di contrasti, di luci fortissime ma anche di ombre così cupe da inghiottire tutto. E proprio i contrasti sono il terreno più adatto a rendere vive le storie, a dare loro spessore e grana, struttura e consistenza. 

ANTONELLA FIORI

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