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Ecco come Toscanini finì protagonista di un giallo

Libri/Iannarone

Siena, 1935. Il dottor Alberto Rinaldi, viene ucciso una sera con diverse percosse. In apparenza è un medico di provincia ma in realtà è un luminare della medicina del tempo che grazie alle sue cure miracolose ha guarito personalità di spicco in Italia, in Europae in America. Senza aver fatti chiarezza su questa morte, 14 anni dopo si scopre che il grande direttore d'orchestra Arturo Toscanini, compare nei documenti dell'indagine per l'omicidio di Rinaldi. Su questo mistero indaga Filippo Iannarone ne “Il complotto Toscanini” (Piemme, p. 384, euro 19,90) attraverso il colonnello Luigi Mari, figura eroica dell'antifascismo liberale, incaricato di far luce sul mistero.

Questo romanzo si basa su un fatto vero.
Sì l’omicidio del dottor Rinaldi, allora famosissimo, avvenne davvero. Fu seguito quotidianamente dai giornali dell’epoca.

Il rapporto tra Toscanini e il dottor Rinaldi qual era?
Era un rapporto tra medico e paziente. Rinaldi iniziò a curarlo per una malattia al braccio. Ci fu un miglioramento istantaneo e questo rapporto durò fino alla sera della morte di Rinaldi.

Cosa li accomunava?
Una grande sintonia culturale e intellettuale. Toscanini era un grande innovatore e lo era anche, nel suo lavoro, il dottor Rinaldi, molto osteggiato dai professori dell’epoca.

Toscanini era un acerrimo nemico del regime fascista e nazista. Qual è la sua attualità?
È un esempio di coraggio, di cui abbiamo un grande bisogno. È una virtù essenziale per una nazione intesa come patria e non come supremazia nazionalista. E in questo libro, tutti i personaggi, sia Toscanini che Rinaldi ma anche il colonnello Mari ne danno un esempio di questo.

ANTONELLA FIORI

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